Bologna si confronta con la poesia… tutta al femminile

di Rossella Renzi in “Farepoesia” n° 3

Tra i portici della Vecchia Signora si riflettono gli sguardi, i pensieri e forse nascono i versi di alcune poetesse che tra quelle vie sono nate, cresciute o hanno deciso di stabilire lì una parte importante della loro vita. Bologna è da sempre una terra fertile per la pianta poetica, anche se non è facile capire se sia la città a concedere i propri spazi alla poesia, o se sia quest’arte a prenderseli con prepotenza. Ma anche con gentilezza e garbo, dal momento che Bologna custodisce alcune delle voci poetiche femminili più interessanti nel panorama contemporaneo. Molte di esse appartengono alla pletora degli scrittori affermati, per generazione ed esperienza; altre stanno percorrendo l’arduo cammino della scrittura, generando opere di spessore e organizzando con impegno e fatica attività ed eventi legati alla poesia. E proprio di queste ultime intendo parlare, selezionando un campione assai ristretto ma rappresentativo di ciò che la florida città propone, oggi, in poesia.
Non tutte queste autrici hanno origini bolognesi, mentre tutte hanno scelto questa città per motivi di studio o di lavoro. Qui hanno sviluppato l’attitudine poetica, con la capacità e l’intelligenza di muoversi trasversalmente, tra luoghi e persone capaci di accogliere la loro arte, di offrire ascolto e dialogo, anche quando le porte di Bologna non sempre erano facili da schiudere.

La scrittura è per lei una casa: Chiara De Luca

La prima poetessa di cui voglio parlare è legata ad una realtà emergente e innovativa, di respiro internazionale, che sta prendendo corpo in questi anni, donando un valore aggiunto alla città, in maniera generosa e brillante.
Chiara De Luca ha origini ferraresi, ha vissuto per motivi di studio in diverse città italiane e straniere e da alcuni anni vive stabilmente a Bologna, dove si occupa di traduzione letteraria. Nel 2008 ha dato vita alla Casa Editrice Kolibris: un progetto in continua crescita, che ha la particolarità di lavorare con autori italiani e stranieri, in una prospettiva internazionale e di scambio culturale. Kolibris incentra il proprio lavoro sull’importanza della traduzione, favorendo il dialogo, la crescita e la diffusione della poesia; ampliando gli orizzonti e le possibilità espressive di molti artisti.
Tutto nasce dall’energia (inesauribile) e dalla preparazione culturale e linguistica di Chiara, che possiede un solidissimo curriculum legato alla professione di traduttrice (traduce infatti da inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese); oltre ad essere lei stessa valida scrittrice in prosa e in versi. Col suo progetto, la De Luca ha saputo guardare lontano, offrendo stimoli, opportunità e incontri a voci vicine e distanti. Dichiara, in proposito, la direttrice:
«ho cercato di creare un progetto di ampio respiro, sia sulla poesia italiana che, soprattutto su quella straniera. Credo infatti nella necessità della massima apertura all’altro, al nuovo, a prescindere da ogni considerazione che non sia la qualità effettiva dell’opera dell’autore».
Kolibris è una creatura dotata di molta forza: proprio come l’uccellino da cui prende il nome, che ha una eccezionale capacità di volo, per velocità e leggerezza. Così Chiara – che tra le altre cose corre 12 Km al giorno- si è basata soprattutto sulla propria capacità e ostinazione, senza contare troppo su aiuti esterni (le Amministrazioni, si sa, non si prodigano molto per la poesia). In un paio d’anni sono usciti per Kolibris circa 35 volumi: opere italiane e straniere con traduzione a fronte, che hanno ottenuto importanti riscontri, da parte di un pubblico attento e dalla critica.
Fondamentale aiuto nella diffusione della poesia arriva poi dai due siti internet curati da Chiara stessa: il sito delle Edizioni Kolibris (http://kolibris.wordpress.com/, presente in ben 5 traduzioni), in cui si spiega il progetto, si presentano i libri e si segnalano moltissimi autori e link interessanti. E il sito personale dell’autrice (www.chiaradeluca.com), prezioso per i testi, le immagini, i contenuti, le colonne sonore e poetiche.  Afferma Chiara, a proposito di questo spazio:
«La scrittura è per me una casa, l’unica abitazione stabile che abbia mai avuto, in cui vorrei avere tanti visitatori, anche critici, purché simpatici, in tutti i sensi della parola. Questo sito rappresenta quella casa, e un po’ anche il mio desiderio di condivisione e di appartenenza (ideale). Ho costruito questa casa con amore, rubando molte ore alla notte, pensando che forse questo mio mondo, paradossalmente proprio nella veste virtuale, potesse diventare possibile, e abitato.»
Per completare il quadro assai complesso di una donna dalle infinite risorse, bisogna evidenziare che Chiara ha all’attivo due belle raccolte poetiche, come La corolla del ricordo (Kolibris 2009, 2010, pubblicata anche in versione bilingue)[1], e animali prima del diluvio, antologia poetica che abbraccia gli anni 2006-2009 (Kolibris, Bologna 2010). Oltre ai romanzi: La collezionista, ovvero la Sindrome di Babbo Natale (Fara 2005)[2] e La Mina (stra)vagante (Fara, 2006)[3].
Per entrare solo brevemente nella poetica di Chiara, si può dire che tra le sue pagine affiora qualcosa di meraviglioso e insieme misterioso, in grado di ricongiungere l’uomo-la donna con la natura: è un verso, il suo, che si avverte sulla pelle ed arriva a coinvolge tutti i sensi, fino ad annientare il presente e la ragione, per andare oltre. Ecco un passo dalla prefazione di Gianluca Chierici, alla sua ultima raccolta, Animali prima del diluvio:
«L’oltre è visibile. Ci ricorda la mappa per tornare a vivere, per prendere le cicatrici e soffiarci dentro un nuovo spirito. Ma c’è qualcosa da bruciare tra queste rovine di uomini e donne, tra queste allucinate ricerche che fanno della salvezza l’unico credo».

 

Quando tolgono la musica dal mondo

a lungo a me rimane addosso

quel sottrarmi gli occhi per salvarti

il tuo sapore in lieve gestazione

il silenzio ignavo delle tue parole,

che ho portato a spalle per l’Italia

riletto come macchie nel passare

confuso delle case dentro il vetro

stringendomi la sera in fondo al treno,

gettato sulla spiaggia dove le onde

inghiottono la sabbia per svanire;

posto nelle mani dei miei demoni

che nel ventre abitano i versi,

reso in un sorriso agli uomini

che sempre sconfiggono i bambini

violentarsi l’anima in fondo è solo un gioco

a nascondino un due tre tana ed abbandono

in corsa a precipizio ogni riparo

 

(da La corolla del ricordo)

 

 

 

 

 

Vedi com’è chiara questa luce di settembre,

limpida e tagliata senza tregua in trasversale

da lame d’aria così fredda che ti chiedi

come facciano a convivere col sole al suo placarsi.

Vedi com’è bella Bologna specie a piedi

nelle strade che improvvise rinascono nel centro

quando arrossa e commuove tutto nella sera.

Sembra quasi possibile ogni cosa al suo finire

 

(da Animali prima del diluvio)

 

 

 

 

 

Adesso non so più se sono io

che vengo al mondo o il mondo

che traccia ritrovato il proprio nome,

se a leggerlo vuol dire nominare,

tra le labbra imito le forme

con gli occhi avvicino i confini dei colori

lo sguardo si spiana in un ventaglio di stagioni,

se ci abbia infine perdonati il tempo

o soltanto graziati in assenza nel passare

 

(da Animali prima del diluvio)