“Tienimi perché di nuovo sono / anima posata sulle scale a sanguinare” (p. 32)
“Guarda come impercettibile / precipita l’intonaco del cielo” (p. 52)
“Non pensare che il tempo trascorra / nella pozza del cuore spaccato ristagna” (p. 56)
“una vita corsa nel chiamare senza fiato / l’amnistia nel cielo di un abbraccio” (p. 74)
Tragicamente splendidi questi distici, così tanti passaggi di questo “fiore” poetico davvero memorabile. La voce cullante di Chiara De Luca appena lenisce al lettore il subbuglio che una teoria di immagini incalzanti, vibranti di una energia tellurica sommessa che sa di poter deflagrare e adotta strategicamente la figura retorica della diminutio: un accenno, un sorriso, una parola “oggettiva” e magari minimale ci catapultano nel purificato magma in cui il pensiero e il pensato si toccano con una energia, appunto, da lava incandescente (“perché alla sorgente l’acqua non ricorda / come in uno schianto termini la corsa” p. 76). Purificato, il magma, da un lavoro poetico che crea sculture vocali eleganti con la forza inquieta (“… tutto è nell’impossibile / parola che non significa…” p. 28) di un Michelangelo. Molto raffinato anche l’uso di parole che possono avere funzioni grammaticali diverse. Ad esempio: “Già si stempera il ricordo dell’estate / nidifica nell’anima sporca la neve” (p. 26) dove “sporca” può essere intesa come attributo di “anima” (e così la interpreta nella sua bellissima versione Eileen Sullivan), ma anche come verbo che regge “la neve”, immagine pure molto bella. Tulla la raccolta ha una valenza sommersa che il lettore è spinto a scoprire sotto il velo di un pelle curata e priva di asprezze. Eppure quanto belli e destabilizzanti sono passaggi emblematici come i seguenti?
“Cambio agenda ogni volta che muoio” (p. 40)
“non scordare / la triste geometria che piega il fuoco / degli sguardi che ci stiamo sottraendo / il mio saper fare tutto di parole / per tacere” (p. 68)
Un libro che denuda forse più di altri la poetica di Chiara De Luca e ne esalta forse gli aspetti più dickinsoniani. Certo è una poesia che resta ben impressa e scava con la forza dell’acqua le crepe di cui siamo fatti: “una poesia dal cuore dei nostri tempi” affema nella bandella John F. Deane.

Alessandro Ramberti