Credevo di trovarli tutti ad aspettarmi
schierati sul binario alla stazione
coi volti contratti dalle notti
bruciate a fiutarmi per le strade di Bologna
oppure accovacciati sul muretto dove ho atteso
dieci anni ogni volta di andarmene per poco
dalle prove generali del per sempre;
credevo di cadere in quelle orbite vuote
leggendo il labiale delle bocche deformate,
di stringere le mani nelle tasche per sottrarle
alla stretta delle mani dei Fantasmi verso il vuoto;
ma i versi hanno drenato il sangue dei ricordi
il tempo bendato lo sfregio dei ritorni
e non piove che sole sull’alveare
della piazza all’uscita dalla stazione.