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© Franca Mannarino
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L’ALFABETO DEL CUORE VISIBILE

 

 

 

Una volta qualcuno disse che la poesia si scrive con il cuore, ma si fa leggere nella propria pelle. È la forza del linguaggio poetico, muto ma universale che a modo suo tocca il cuore e la pelle di ogni creatura divina. Per questo nessuna interpretazione dei versi poetici può bastare prima a cogliere e poi a decifrare quel battito fine del cuore di un poeta che ci fa sentire i brividi sulla pelle. È un puro incantesimo paradossalamente fatto da un alfabeto invisibile e da un cuore visibile. I maghi e le maghe delle parole poetiche e dei nostri cuori si chiamano poeti e poetesse. Loro sono anche i migliori interpreti sia delle proprie parole che dei nostri cuori. E bisogna sempre lasciarli parlare da soli.

 

Per questo, oggi la parola a Chiara De Luca, poetessa, direttrice editoriale (Edizioni Kolibris, l’Iris News – Rivista internazionale di Poesia), saggista, traduttrice da inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese, ma soprattuto sempra la prima a divulgare e difendere instancabilmente l’arte della poesia. Un’impresa titanica che oggi richiede altrettanto cuore. E altrettanta vita. Una vita ossia una passione ovvero una personalità insolita e senz’altro da ammirare. Una bella presentazione “ufficiale” ci svela “una sessantina di raccolte poetiche di autori contemporanei tradotte, le varie antologie (Nella borsa del viandante, Fara, 2009), i romanzi (La Collezionista, Fara, 2005 e La mina (stra)vagante, Fara, 2006), i poemetti (La notte salva, Fara, 2008, Il soffio del silenzio, Fara, 2009, Il mondo capovolto, Fara 2010), le raccolte poetiche (Per custodire l’amore, Bologna, 2004, In parole scarne, 2005, A mia madre, 2015, La corolla del ricordo, Kolibris 2009, 2010, The Corolla of Memory, Kolibris, 2010, Animali prima del diluvio. Poesie 2006-2010, Kolibris, 2010 e Alfabeto dell’invisibile, Samuele Editore, 2015). Eppure resta la domanda e non solo una cui solo lei stessa può rispondere. Certo a modo suo.

 

Dunque, chi è Chiara De Luca?

 

Aperta nel calice del palmo prega la sera la mia storia,

mesci lentamente a chi l’ha scritta

a chi adesso la vuole cancellare

a una terra che la sappia germogliare,

non scordare

la triste geometria che piega il fuoco

degli sguardi che ci siamo sottraendo

il mio saper fare tutto di parole

per tacere.

 

L’ultima raccolta poetica Alfabeto dell’invisibile è una saga poetica delle andate e dei ritorni, ma forse prima di tutto dell’eterna ricerca di trovare un nido che ci scaldi e protegga da tutte le delusioni che l’esilio da noi stessi e da tutto ciò che una volta abbiamo definito familiare?

 

Ma vedi anche gli uccelli migratori

se volano è per fame o per cercare

un nido sconosciuto cui tornare.

 

Allora, dove esattamente torna un poeta dopo tanto vagare?

 

È dove fallisce infine ogni fuga

in questa terra che non ricorda

il peso del poco corpo nel cadere.

Un ritorno al luogo natio, alla nostra sostanza, a noi stessi e quindi all’inizio. E l’inzio di ogni essere umano sta nella propria infanzia e nella propria città. Con quale lettera comincia l’afabeto poetico di Chiara?

 

Madre

tanto lieve distratta e inadempiente,

eternamente infante, mia Ferrara.

 

La raccolta che consta di quattro sezioni porta il timbro sia lirico che quello narrativo. Ma forse anche quello traduttivo visto che Chiara traduce la sua città, le sue emozioni e ricordi frammentati dei posti, vie, parchi, fontane, negozi ecc. nei suoi ricordi. Insomma, un piccolo mondo di quotidianità che ha segnato la sua infanzia. E se questi sono luoghi-emblema di una volta verso cui Chiara di una volta correva, adesso sono proprio essi a correre da lei nei suoi ricordi, che sono al contempo visibili e invisibili. Cioè tutto è avvolto nel silenzio…

 

…un silenzio che non pronunci sentenze…

Altri orizzonti si dovranno

disegnare

correndo incontro al cielo che precede

dove solo se avanzi lo sguardo non cede.

Le lettere del suo alfabeto poetico sono le strade, le Mura, la nebbia, il vento, gli uccellini, i gatti, i cani ecc. ma anche i volti, sia delle persone care che di quelle sconosciute. Da vero reporter-poeta Chiara ci trasmette con un pizzico di ironia quanto è cambiata la città amata dove ora…

 

…I giovani in divisa per l’aperitivo / iscritti d’ufficio alle “compa” che a sera

si trovano al parcheggio dell’Iper a bruciare

metà della serata nel decidere che fare.

 

Purtroppo ci sono i lati dolorosi di una città benestante, dove si soffre a modo suo, che non sfuggono all’occhio attento, ma prima di tutto poetico e anche all’anima femminile…

Lei è un vestito di seta elegante

che fluttua nel vento come un niente

precariamente appeso al volto spento…

 

e ancora:

 

Ogni anoressica è una gabbia, mi ripeti,

di un cuore che ha bisogno di essere in prigione.

 

Sembra che anche la città abbia due volti diversi, visti non solo nell’ottica dell’opposizione: passato/presente, bensì sentiti profondamente a livello personale ed emotivo. Il ritorno continua come un viaggio perpetuo tra stazioni, volti, posti, ma per scoprire che cosa?

 

L’attesa in stazione serve a sentire

che è possibile essere

ancora più soli.

E come si combatte almeno uno dei due volti gemelli della soltitudine di cui si veste ogni poeta?

 

Sei fortunata tu che non sei sola,

dici sfiorando il muso del mio cane…

 

Non possiamo non accorgerci che tutta la poesia di Chiara abbonda di elementi acquatici; l’acqua, il mare, le fontane ecc. ci salutano con la propria onnipresenza. C’è forse un elemento particolarmente caro alla poetessa che si distingue tra gli altri per l’effetto che le fa?

 

La pioggia è una favola prima di dormire…

 

Ma perche? È la pioggia che ripulisce i ricordi, li schiarisce e raffina a modo suo?

 

Si ripete ogni giorno da giorni

la pioggia come un giuramento

di voci spente custodite nel vento…

 

Allora è solo un altro elemento che contribuisce alla meravigliosa musicalità dei versi di Chiara. Si sa bene che le poesie si compongono, ma si dipingono anche. Con le note, con i versi, con le strofe… È proprio il caso delle immagini poetiche che si incontrano nell’Alfabeto invisibile. Ovvero: a volte paiono miniature musicali dipinte con il paesaggio emotivo della poetessa.

 

Cala la notte diurna

sui tetti si addensano le nubi,

una lama di vento

strazia il cielo nel centro,

bianche si squarciano le vene,

gocciano neve…

 

Eppure qualcuno direbbe che nella raccolta manchi una cosa che di solito si definisce il nucleo della poesia. Quindi dove l’amore?

 

Amore è questo guscio duro che la vita

da tempo ha consegnato alla sua assenza

ma quando lo ascolti ricanta la distanza…

 

Per finire in bellezza ossia in poesia e con la poesia dove ci porta la parola poetica di Chiara de Luca nel suo incantevole indagare dell’Alfabeto invisibile?

 

Non ha ponti il mare come i fiumi

né alti e impervi valichi di monti

né il guado del ruscello per varcarlo,

ma puoi volargli oltre con lo sguardo

nell’acqua del tempo ritrovarti al largo

tenendoti saldo al parapetto del ricordo.

 

 

     Vesna Andrejevic

 

* i versi citati sono tratti dalle raccolte poetiche Alfabeto dell’invisibile, Samuele Editore, 2015 e La corolla del ricordo, Kolibris 2009, 2010