Da I grani del buio, Bologna, 2008.

Pubblicato in Pro/Testo, Fara, Rimini 2010. A cura di Luca Ariano e Luca Paci


Foto di Chiara De Luca. Elaborazione di Massimo Sannelli

Prego il grande sordo che mi accolse nel mondo
le sue mani morbide di cielo tendono
fasci di stelle sparpagliati nella notte
dell’estate che si dona a corse disperate

prego a mani sciolte

scivolo nel buio attraverso il lucernario
salgo grado a grado altissima la scala.
invisibile si avvolge attorno al canto
acuti minuscoli si levano di fiato
appigliano i sensi al simulacro

di un volto che sani dal cadere
occhi buoni gesti piano
basta ad ingannare forte
la memoria irreversibile del male,

è lui adesso che riconosciamo
segretamente accarezziamo
a correggere di poco la sconfitta,

in piedi contro la calotta delle sere
tendo le braccia, far finta di volare

tra le nuvole si celano gli orrori,
basterebbe un niente per entrare
dove l’acqua condensa per colpire,
calco l’aria asciutta, aggiro

ridispongo giorni in lunghe attese
trattengo dietro gli occhi la mia storia
il fiato e tutto e la preghiera
trattengo la scrittura

Prego il grande sordo perché sia
la settima corda di vibrare
insinuando la nota inascoltata
della canzone che accresce millenaria
di ¼ il ritmo imperfetto dell’attesa,

mentre astutamente non ti curi
di aver fatto riemergere Bologna
sulle sponde di un cielo che si cerca di chiamare,

con i gesti oscuri dei bambini
parole inesplose da sempre impronunciate
quando incontrarsi è un canto altissimo
che tiene
e che non teme…

 

Il soffio del silenzio sfiata le creature
di luce da sempre sfarfallano attorno
all’immensa bocca perché accenda
di voce la parola.

Adesso guarda la miriade di stelle
dicono soltanto domani sarà riarso
più di ieri ancora per chi pare sia
sopravvissuto

guarda immenso il vuoto
o pieno universale siamo fatti
d’acqua, inerzia e di paura

infuriando strappo l’abbandono
che confermi necessaria dall’alba la condanna

il corpo non sentiva eppure a sanguinare
gridando era la mente dal capire:

anche l’ultimo amore non è stato
che il prolungamento della fine

dell’antico inizio irrealizzato

la casa d’un abbraccio già crollato
sotto lo stesso impossibile tenere

più che posso mi tendo dalle sbarre sul terrazzo
pochi sguardi fissi sono solo dei lampioni
il mondo intero ha chiuso sulla notte
sulle note che da sola ho attinto al fiume oscuro
a scorrere assurdo senza un greto e solo vento.

 

*

A lungo implorai che affondassero la lama
perché solo l’arma dello sfregio
possiede il taglio esatto dell’offesa,
ma non mi concessero lo sboccio della fine
solo separarono lo stelo dalle spine.

 

*

Rinasce oggi il primo giorno
si strappa dalla pelle
e vibrano di nuovo nella gola le parole
spalancati e divora
nel tuo mare calmissimo le branchie
– ostinate tradiscono il respiro –
in onde sollevati e ricolma
gli occhi di visioni intorbidate
avvolgiti in un gorgo e poi ricorda
quando sempre più oltre si cresceva
fino a divenire inconsistenti
uccidendo l’infanzia prima
di riaverla

quando giorno dopo giorno si svaniva
e attorno s’innalzavano steccati
a proteggerci di sonno da un delitto inconfessato

perfettamente impara a scivolare
dove sono più stretti gl’interstizi
scoprirai che in fondo siamo forti,
è il grido che ci strappa dal terrore

solo dal sangue si può comunicare.

 

*

Presto accorto il cielo stamattina
si è chiuso a difendere il tesoro
intravisto appena nel pianto ieri sera,
non ha tirato brani di nuvola sul buio
né grigi stralci d’aria radunati,
ma solo un grande bianco che si sporca
sotto il tocco invisibile del vento
che si sfianca e sfalda e subito ritorna

Ancora prego che spalanchi
le mobili porte del segreto,
lasciarsi riconoscere all’interno perché il cielo
sia così geloso del suo amore.

 

*

Stupita mi ritrovo adesso che dissolvi
confusa mascherata dell’amore
spossata ripongo le mie controfigure
senza più doverti intrattenere
recitando d’essere normale,
tardi mi alzo fatta di scrittura,
non m’invento più prima di uscire
per l’appuntamento con il sole
ogni trucco è svestito e gli abiti di scena,

sul volto ho un sorriso solamente quando è vero.

 

Bologna, giugno 2008