Canto do penhorista

Por trás do balcão, espero que me tragam
tudo o que tiverem. Não quero nem o ouro, nem
os anéis, nem os relógios, muito menos
louça partida, antiguidades falsas, retratos
de família. Quero que me mostrem bem
o fundo dos olhos; que tirem deles tudo o que
viram na vida, as melhores paisagens,
rostos juvenis, fachadas de antigos
monumentos, ilhas, nem que seja vistas
ao longe, de algum convés em ruína. Darei
um bom preço pelo mais belo desses rostos,
por um sol a nascer de madrugada de entre
névoas ainda brancas, pela esplanada em
que descobriram o amor, pela primeira
vez. Mas não aceito reclamações. Se não
quiserem, falem-me lentamente: poderei
descobrir a música dessa voz num
instante antigo, quando as palavras eram
claras e precisas, e tinham nelas toda
a convicção de uma vida por descobrir. Serei
generoso; mas se quiserem guardar essa voz,
essas palavras, o problema já não é
comigo. Mostrai-me então as vossas mãos:
outrora, quando ainda era possível a felicidade,
foram sólidas, e as linhas da vida estendiam-se
até ao infinito, antes que o tempo as
desgastasse, as reduzisse a esse nada que tendes
pela frente. Aí, sim, preciso dessas linhas,
e pagar-vos-ei o que quiserdes. Também não? Então,
paciência, ide mostrar a outro colega as velharias
que trazeis na mala. Pode ser que tenhais
mais sorte, comigo é que não.

Canto del prestatore su pegno

Dietro il bancone, spero che mi portino
tutto quel che hanno. Non voglio né l’oro, né
gli anelli, né gli orologi, né tantomeno
stoviglie rotte, false anticaglie, ritratti
di famiglia. Voglio che mi mostrino bene
il fondo degli occhi; che ne estraggano tutto ciò che
hanno visto nella vita, i migliori paesaggi,
volti giovani, facciate di antichi
monumenti, isole, anche se le hanno viste
in lontananza, da qualche ponte di nave in rovina. Farei
un buon prezzo per il più bello di questi volti,
per un sole che sorge all’alba da
nebbie ancora bianche, per il lungomare in
cui hanno scoperto l’amore, per la prima
volta. Ma non accetto reclami. Se non
volete, ditemelo lentamente: potrò
scoprire la musica di quella voce in un
istante antico, quando le parole erano
chiare e precise, e avevano dentro tutta
la convinzione di una vita da scoprire. Sarò
generoso; ma se volete custodire questa voce,
queste parole, il problema non è più
mio. Mostratemi allora le mani:
una volta, quando era ancora possibile la felicità,
erano solide, e le linee della vita si estendevano
all’infinito, prima che il tempo le
logorasse, le riducesse al nulla che hai
di fronte. Poi, sì, ho bisogno di queste linee,
e vi pagherò quello che volete. Neanche questo? Allora,
pazienza, andate a mostrare a un altro collega le anticaglie
che portate in valigia. Può essere che abbiate
più fortuna, con me non è così.

Nuno Júdice, da Formule di una luce inesplicabile. In uscita per Edizioni Kolibris.

Traduzione di Chiara De Luca, con la collaborazione di Massimo Sannelli.