Terza e ultima parte del poemetto La notte salva, pubblicato in Lo spirito della poesia, Fara Editore, 2008.

Forme come modelli di una natura che non aspetta alcun giorno,
e quindi nemmeno alcun giorno del giudizio, come modelli di una natura
che non è scena della storia né dell’abitazione dell’uomo: la notte salva.

Walter Benjamin

Mese d’aria densa quanto la stoffa
d’un vestito di pelle fuori stagione
al trasudare del sole. Dove i pensieri
si dilatano in fumo a stento spirato
dall’asfalto che dissipa il suo movimento.

Sulla riva la bimba si accuccia
si abbraccia le gambe ed osserva
la striscia che segna e svanisce
tra le onde al termine della tempesta.
Acqua si spinge.
Acqua si spinge ostinata.
Acqua si spinge ostinata e accarezza
i piccoli piedi che si sono fermati.
Non attende esausta calma di vento
né chinarsi d’onde sotto la linea
dell’orizzonte, ma il calare del sole
a confondere lieve il confine
tra il sudore della terra e il fiato del cielo.

Mese privato
di fame, sete, rumore,
si nutre al battito e prende
l’ascetica calma del cielo.
Mese di eterne presenze
scivolate sui vetri offuscati
al partire del treno della memoria.

La bimba attende che il padre
la sollevi tra le braccia da terra
liberando dal corpo le impronte.
Pone la pianta del piede sul palmo
delle grandi mani congiunte,
stringe le dita naufraghe al vento,
prende la spinta e si leva
in un tuffo nell’acqua all’indietro.

Mese in cui il tempo sta pieno davanti,
non è il ritmo del lavoro a segnare
ma il lavoro del ritmo. Tempo
dove non è più concesso lasciare
cadere neppure una goccia
di vita in buio di terra spaccata,
che tutto ha già partorito
un mondo d’ardente chiarezza.

La bimba si stende supina
sulla spiaggia, si asciuga
un libro ha riaperto
le pagine umide al vento.

Parole che avresti voluto scambiare
le doni ai pochi passanti
senza ritorno, alla vecchia
che non vede più bene, si aggira
nel sole e ti prende per mano,
ai negozianti rimasti a presidio
di strade invase da luce deserta,
al vicino di treno, e in silenzio
al silenzio della sera sui colli,
dove agosto è il mese più giusto
per un tuffo nell’acqua in avanti.

dal poemetto La notte salva, pubblicato in Lo spirito della poesia, Fara Editore, 2008.