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Nel 2013 Massimo Sannelli ha azzerato la sua poesia. Ha rinnegato i suoi libri e le relazioni alla base dei libri. Nel 2016 ha pubblicato le opere del nuovo studio: Intendyo come libro di carta della Camera Verde (Roma), Venti sonetti e Poesie nello stile del 1940 come e-books della serie Lotta di Classico.
Ora c’è L’assoluto, in prosa. Il libro è dedicato ai cobra e ai mistici, cioè ai materialisti innamorati dell’immateriale e del passato. Contiene appunti, narrazioni, parti di un diario, schegge di lezioni e monologhi. È anche una serie di prose ritmiche per qualche performer che ci sarà, prima o poi.
Nell’Assoluto ci sono le immagini di Chiara De Luca. Nella verità fluttuante di Rebis – il personaggio finale – queste fotografie sono scatti fissi. Scatto ha due significati: slancio e fotografia. Perché Rebis deve lanciarsi ed imporsi, nello stesso tempo. Deve raccogliere tutto, per esistere, e per esistere dovrà disperdersi, attraverso le opere come questo libro. Il soggetto deve scattare e fissare, insieme, oppure non può vivere.
Questi significati coesistono sia nelle immagini sia nell’Assoluto.
Per questo motivo le immagini non sono decorazioni. Sono parte integrante.