Breve frammento tratto da un’opera enorme, non solo per dimensioni (342 pagine) del musicista, poeta, saggista e scrittore gallese John Barnie, il romanzo epico in versi Ghiaccio, uscito per Kolibris nel 2009 e da me tradotto in una sorta di trance.

Allora ne scrissi così:

[…]

Il romanzo in versi Ghiaccio è l’opera più ambiziosa di Barnie, un’opera importante, dal respiro epico. Ghiaccio si colloca in un lontano, ipotetico futuro, in cui, a seguito delle Guerre di Risorse e di numerose carestie, gli esseri umani si trovano costretti a vivere sottoterra, in città-stato collegate tra loro da lunghe gallerie su più livelli. Perché quella che un tempo era la Terra abitata è ora una immensa, desolata distesa di ghiaccio, risultato dello sfruttamento incosciente e sconsiderato delle risorse naturali effettuato dagli umani nei secoli e del surriscaldamento incontrollato dell’atmosfera terrestre.
In questo mondo sotterraneo le città-stato di Achille, Nekton, Hox e Banda sono in guerra tra loro per la sopravvivenza e per accaparrarsi le scarne risorse di cui sottoterra dispongono. Gli umani, i nostri posteri, vivono rassegnati sotto una severa dittatura che ne controlla ogni gesto, ne organizza il tempo libero, decidendo di ogni attività e forma espressiva, compresa quella artistica. Il Comando controlla perfino i momenti di svago, organizzando forme di intrattenimento “innocue”, in una pesante atmosfera censoria. Il tutto è visto attraverso gli occhi di un tenente delle truppe d’assalto di Banda, cioè narrato dall’interno. Tutti i personaggi sono “tipi”, eppure non stilizzati, bensì presenti, attuali, reali. E somigliano a noi in modo eloquente e inquietante. Sono i membri di una umanità abbandonata a se stessa, gravata dal peso dei propri errori, di cui non sempre ha la piena percezione. Sono uomini che hanno dovuto dimenticare la forma di una foglia, il colore dei fiori, il canto degli uccelli, il calore della luce del sole. Eppure ancora combattono tra loro. Come già in Tumulto in cielo, Dio ha rinunciato a loro, o è stato da loro relegato in distanza. Se ne resta appartato, fuori dal gioco, desolato o indifferente, o forse soltanto assente. E gli esseri umani sono prigionieri di una assoluta, incondizionata libertà, di cui hanno approfittato per distruggere la bellezza, umiliare e circoscrivere ogni forma d’arte, sottrarsi il sole, il verde, il ciclo delle stagioni, odori e sapori, l’alternanza del giorno e della notte. Ma pur essendo accomunati dallo stesso tragico destino, gli umani continuano a odiare, a distruggere, devastare e saccheggiare il poco che sono riusciti a preservare dalla rapida avanzata del ghiaccio, in cielo, nell’anima, sul suolo.

Chiara De Luca

John Barnie è nato e cresciuto ad Abergavenny, una città di mercato nella contea di Monmouthshire in Galles. Ha pubblicato opere su numerose riviste e antologie e ha vinto il Welsh Arts Council Prize per la Letteratura. Ha viaggiato molto negli Stati Uniti e all’estero, leggendo le sue poesie e suonando la chitarra in numerose band di blues & poetry. Attualmente vive ad Aberystwyth, dove dirige l’autorevole rivista culturale “Planet: The Welsh Internationalist”. Di John Barnie Edizioni Kolibris ha pubblicato le raccolte Tumulto in cielo (2009) e La foresta sotto il mare (2010), l’antologia Gigli di mare. Poesie scelte 1984-2003, il romanzo in versi Ghiaccio (2010), e il romanzo Storie della shopocrazia (2011), tutti nella traduzione di Chiara De Luca.