Ogni volta che grazie a quel che faccio incontro persone del mio pianeta, e ci si comprende all’istante, senza odio, invidia, meschinità e malevolenze, è una gioia immensa, che mi fa capire quanto sia sempre più importante, come esercizio pervicace e quotidiano, ignorare totalmente il vacuo ronzio della massa gretta e superficiale dei bipedi poco evoluti, in una sorta di sordità felice, che dona  il privilegio di raggiungere gli umani elevati, di solito più silenziosi e defilati, per poter crescere grazie a loro fino al cielo. Si vola più in alto senza l’intralcio di tutta quell’inutile zavorra di vuoto disperato e idiozia disperante tollerati per pietà in passato, in un vano dispendio di parole e nell’inutile sperpero di tempo e di energie, nell’utopia di presupporre la vaga ipotesi di un sentire in quella bestialità elementare arresa a se stessa. Il silenzio è l’unica vera pietà, l’unica possibile risposta a questa inutilità fastidiosa della loro assente presenza. Non ascoltare più nulla è l’unico confronto che ho potuto con il nulla, per ritrovare la piena libertà di agire in arte a un livello più profondo e disturbante di quel che concepisce una piccola mente.