L’unico inconveniente di avere dei cani, e dei cani ipersocievoli, è non essere più invisibile per le strade. Ovvero, esserlo molto più di prima, perché la gente i cani invece purtroppo li vede, e – quando non li maledice per il semplice fatto di esistere, o perché qualcuno non ne raccoglie le cacche – invade a piacimento la tua beata solitudine, dissacrando il tuo silenzio con quelle fastidiose vocette squillanti con cui la gente è solita rivolgersi a cani e bambini, come fossero degli emeriti idioti. Che all’altro capo del guinzaglio possa essere attaccato un essere umano, che magari il tizio abbia pure qualcos’altro da fare, o magari vada di fretta, o semplicemente non abbia voglia di interagire con chiunque passa, non importa un cazzo a nessuno. Importa il proprio capriccio, il prurito incontenibile del momento: pacioccare i cani, specie se non sono sporchi o bagnati, specie se  per tutto il resto è un altro a doversene occupare. E chi se ne frega se tu non hai tempo e voglia di fermarti con qualsiasi estraneo ti si pari davanti, iniziando a parlare col cane come se tu non esistessi (del resto si sa I Cani Sono Migliori Degli Umani). Si accorgono che esisti solo quando, certe volte, se magari stai parlando, al telefono o di persona, con qualcuno con cui hai scelto tu di parlare, o sei in ritardo clamoroso, o stai trasportando un paio di confezioni d’acqua sotto il sole, reggendo il guinzaglio col mignolo, oppure stai tentando di berti un caffèalvolo al bar senza rovesciare tutto… con un moto di stizza tenti di sottrarti agli invasori della quiete, annidati dietro a ogni angolo. E ovviamente ti danno dello stronzo, spocchioso, asociale, ecc. Addirittura una volta uno mi disse: “Ma allora cosa te lo prendi a fare il cane se poi gli altri non lo possono accarezzare quando gli pare?”. Era l’unica funzione-del-prendersi-un-cane che dovevo ancora sentire. Il delirio totale.