So traducendo un libro meraviglioso, di quelli che non ti lasciano uguale, di quelli che  ti siedi al lavoro, ed già è arrivata la sera, mentre tu assaporavi riga per riga. E ormai ne vedo la fine, molto prima di quel che avevo previsto. Così lo dovrò consegnare all’editore, che in questo caso non sono io, e quindi non potrò cullarmelo ancora un po’, facendo trecento giri di bozze, riscrivendo all’infinito le cose, prolungando la meraviglia. Cercherò di rallentare il passo. Grazie di averlo scritto.