A volte, soprattutto mentre stai facendo serenamente tutt’altro, ti prende una frenesia che preme contro i confini di te. Per un po’ provi a ignorare il grido di tutti i tuoi corpi che ti si sottraggono da ogni lato esondando in una figura precisa da una faglia di te che non ricordi, il punto in cui si asciuga il sonno. Chiudi gli occhi per fatica e respingi come un’onda la figura. Poi però la vuoi vedere, la devi vedere subito come un’alba senza giorno, sposti in fretta tutto, ti spogli degli abiti e del corpo, uno specchio di notte t’inghiotte e non vedi più nulla, fino alla figura che resta, che sarà sempre altro e a volte più di quel che credevi di aver scorto nel tracimare dai tuoi argini. Una poesia quando la rileggi.