Apologia del Cane da Caccia

[…] La gente ti dirà che un cane da caccia soffre in città, che appena sciolto ti scapperà dietro a un ippogrifo in Transilvania, che un cane da caccia deve correre dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, andata e ritorno, ogni giorno, altrimenti ti sfascerà la casa, che un cane da caccia deve stare con un cacciatore, altrimenti sarebbe infelice di non poter fare il lavoro per cui è nato… Quando prenderai un cane da caccia, incontrerai a ogni angolo un esperto che ti rimprovererà di qualcosa: se ti beccheranno a farti due passi in santa pace in centro, ti accuseranno di non farlo mai correre, di non portarlo a caccia, di violentare la sua natura; se ti beccheranno a correre felice con lui, ti accuseranno di farlo correre troppo (come se un cane si potesse stancare a correre con un bipede), mentre tu sei uscito all’alba perché ti ha tirato giù dal letto, impaziente di partire, specie in autunno, quando c’è da cercare… tutte queste leggende popolari fanno sì che in molti possibili adottanti scartino l’opzione di portarsi a casa una meraviglia di setter, o un fantastico bracco, o un magnifico breton, e finiscano per ripiegare invece su un cane più di moda.

Certo, se ti piace vincere facile, se del cane vuoi fare un soldatino che obbedisca ciecamente ai tuoi ordini, senza mai metterti in discussione, ti conviene decisamente ripiegare su un’altra razza più à la page, di quelle che ormai incontri a ogni angolo ovunque, perfino nelle pubblicità dei telefoni, o della carta igienica. Se invece sul cane non ci devi guadagnare, se te lo vuoi solo godere, se cerchi “solo” un amico strafigo e fuori dal comune, un tipo simpatico e brillante, un po’ buffone, talvolta un pelino piacione e paraculo, inaspettatamente snob ed elegante se serve, appiccicoso e mieloso quando gli tira, uno che magari ogni tanto ama pure contraddirti e pigliarti per il culo; se sei uno spirito libero e critico, e vuoi un cane che ti somigli… non stare a sentire chi ti dice che per prendere un cane da caccia tu debba essere per forza un cacciatore. Da tempo ormai l’uomo non vive più di caccia e pastorizia, quindi c’è in Italia un esubero di cani da caccia, che sarebbero tra i migliori (e felici) cani di famiglia e da “compagnia” per chi ama lo sport e gli spazi aperti, o è disposto a imparare a farlo. E con cane da compagnia non intendo il cane da grembo, il pechinese o il chihuahua (che poi se gli fosse concesso sarebbe un cane molto sportivo), ma un collega con cui farsi a vicenda compagnia nella natura, insegnandoti i suoi segreti, aprendoti gli occhi sulla sua bellezza, i suoi odori, i suoi colori, un partner che sia felice di seguirti a correre, divertendosi un mondo insieme a te, uno in grado di farti ridere sempre, con qualunque tempo, in qualunque stagione, un cane che faccia solo il cane. Tutti loro poi hanno orecchie irresistibili, capolavori che non è possibile descrivere 😀

Il cane da caccia è anche tra i più adatti a stare con i bambini. Se è vero che bambini e cani non dovrebbero mai essere lasciati da soli, e che i bimbi dovrebbero essere educati a interagire correttamente con loro, è anche vero che questo non è un modo ideale: noi non siamo esseri bionici dotati di cento occhi per tenere sotto controllo tutto ventiquattro ore su ventiquattro, l’errore e la distrazione sono sempre dietro l’angolo, almeno tanto quanto le persone ignoranti (o gli idioti), che non sanno interagire con un cane e non possono quindi insegnarlo ai propri bambini. Quel che è certo è che non tutti i cani sono uguali e allo stesso modo reattivi, e che non sentirai mai parlare di un setter o un bracco che abbiano sfigurato un bambino (sì, ok, quei due famigerati bassotti, nel Paliolitico… e che dire di tutti quei pastori tedeschi traumatizzati a vita dall’attacco di chihuahua assassini, ecc. ecc.), qualunque cosa il piccolo possa avergli fatto, e un animalista talebano possa addurre a giustificazione di un bimbo rovinato per la vita. Dire che tutti i cani sono uguali e ugualmente adatti a stare con i bambini, o addirittura che i cani da presa siano i nanny dog per eccellenza è un’ipocrisia dettata da esigenze di marketing, che come al solito se ne fotte delle conseguenze che può generare in persone impreparate come la maggior parte di noi comuni proprietari siamo, e del fatto che nessuno di noi comuni mortali è perfetto, vigile e attento a tutto 24 ore su 24, capace di educare cani e bambini giorno per giorno, costantemente presente e pronto a intervenire in caso d’incidenti. Tutti i bei video e foto di doghi, bull terrier e pitbull col fiocchetto, che “si lasciano fare di tutto” dai bambini, con cui si pensa di tranquillizzare i potenziali acquirenti rispetto a razze impegnative, passano un messaggio molto pericoloso, perché sono cani splendidi, e proprio per non sono per tutti, e non devono andare in mano a degli ignoranti, se davvero si ama la razza.  E a nessun cane un bambino deve poter fare di tutto. A degli ignoranti come noi è meglio piuttosto consigliare un cane meno impegnativo. Ma questo lo dicono anche i pochi proprietari illuminati che ho incontrato, quelli che non viaggiano sempre sulla difensiva, ma sanno bene di non avere preso un trudi. E non me ne frega niente se sono aggressivi solo con gli altri cani, io vivo con due cani, e la vita di un cane per me non vale meno di quella di un umano. Quindi i cani impegnativi preferisco vederli con chi li sappia gestire.

Eva non ha mai vissuto con dei bambini e non è stata mai educata in modo mirato a interagire con loro. Eppure, fin da cucciola, appena ne sentiva le voci si riempiva di entusiasmo. Poi, quando ne incontrava uno, si rannicchiava come se volesse farsi più piccola che poteva, muovendo giusto la punta della coda, con un’attitudine simile a quella della totale sottomissione, ma più a una resa invitante e gioiosa, una postura unica, riservata soltanto ai bambini. Mitico resta il giorno in cui riuscì a passare da un buco della rete del cortile dell’asilo nell’ora di ricreazione, ritrovandosi immediatamente circondata di piccoletti urlanti che saltavano agitando le mani. Era felice come una pasqua, mentre le maestre, con le mani nei capelli, stavano già andando a cercare un mitra. Quando l’ho richiamata, me la sono vista correre incontro con l’andatura caracollante e scoordinata dei cuccioloni (cioè quella che ha ancora oggi quando è felice), inseguita da una nuvola di bambini che ridevano. Indimenticabile. Aveva realizzato il suo sogno: superare la rete sulla quale si strusciava ogni giorno pigolando, mentre i bimbi vociando infilavano le dita tra le maglie per accarezzarla (il che non vuol dire che tutti i cani da caccia adorino necessariamente i bambini, ma sicuramente sono di natura  molto miti e tolleranti, e in grado di “perdonare” gli errori molto più di tante altre razze di cani)

Ovviamente io amo tutti i cani corridori, compresi i levrieri, che però sono cani molto speciali, creature mitologiche, forti e gentili, anime complesse, misteriose, selettive, che bisogna aver voglia d’impegnarsi per capire a fondo. In linea di massima non sono il genere di cani più amati dalla gente (quelli scodinzoloni, che ti ricoprono a prima vista di bacini), bensì esseri riservati, dal passo lieve e discreto, e lo sguardo acuto. In ogni caso, in natura ci sono poche cose più belle di un levriero che corre lanciato a mille. Ci sono associazioni i come Gaci (qui) che portano periodicamente in Italia alcune delle migliaia di galgo e podenco – maltrattati, buttati, abbandonati, gambizzati in serie dai cacciatori spagnoli, o schiaffati nei lager delle perrera – e di levrieri biecamente sfruttati, spremuti, spinti e spossati per farne macchine da corsa a breve termine in Irlanda.

Anche in Italia i cani da caccia sono i più abbandonati, (scappati), “smarriti”, buttati, e variamente maltrattati di tutti: se ne trovano un po’ di tutte le razze ed età, ad affollare qualunque canile. Anche perché non tutti i cani “funzionano” sul lavoro, che spesso è l’uomo a scegliere per loro, anche quando non vi sarebbero in alcun modo portati. Inoltre, non è che la stagione della caccia duri tutto l’anno, per cui molti cani la maggior parte del tempo lo trascorrono chiusi dentro a un box, o a un recinto, da dove escono soltanto quando serve, e servono. Molto meglio uscire con voi due o tre volte al giorno, tutti i giorni, tutto l’anno, nella natura e in mezzo alla gente, che in genere amano molto. Decisamente meglio vivere con voi in casa che dentro a un recinto. Infinitamente meglio vivere con voi, che in canile, e spesso infinitamente meglio con voi, che con un cacciatore. Perché se ci sono cacciatori che amano profondamente i propri cani, e coltivano una loro, seppur contraddittoria e paradossale, filosofia della natura, ce ne sono troppi che i cani li amano alla stregua del proprio fucile, che quando s’inceppa, o invecchia, o non serve più si butta; ce ne sono troppi che fanno largo uso del collare elettrico e d’altri maltrattamenti (non invento, ne parlano con naturalezza in certi forum dedicati alla caccia), tanto che mi sono fatta l’idea che molti dei cani finiti in canile se la siano in realtà data a gambe alla prima occasione buona, per liberarsi dei loro onnipotenti Padroni. I cani da caccia sono infatti cani molto intelligenti e sensibili, poco inclini a baciare la mano che agita il bastone.

E poi al cane non frega un cazzo che tu l’uccello lo faccia secco, né di riportarlo (tanto più che il riporto è un’attività che s’insegna di sana pianta, a differenza della cerca, della punta e della ferma, che sono attitudini innate, e vanno solo, eventualmente, disciplinate). Eva all’inizio era entusiasta del riporto (o forse che le bipede fosse contenta che riportasse inutilmente cose a vanvera). Adesso dopo il terzo lancio  si rompe, e propone qualcosa di più intelligente: tipo correre come matti, saltare fossi, o rotolare giù per le discese. Nessuno dei miei due cani poi ha mai concluso una sequenza di caccia. Ne ho dedotto quindi che anche in fatto di predatorio non tutti i cani sono uguali. I miei sono piuttosto degli spazzini.

Quel che è innato in Eva è la ricerca: è felice di poter fiutare le tracce della preda (che sia un fagiano, o una mosca, un’oca o una lucertola, una lepre, o un topo, una talpa, o un’allucinazione) e puntarla, indicarti la sua presenza con la ferma spettacolare che ha dentro; le basta che tu le faccia capire che sei felice di lei, e non sarà difficile, perché un cane da caccia in ferma è una meraviglia della natura, per cui la felicità nel vederlo non sei costretto a fingerla. Al cane da caccia basta che tu non sopprima il suo istinto, ma lo assecondi quando lo segue (salvo che non si tratti del gatto del vicino, o dei piccioni in Piazza Grande). E non c’è cosa che faccia più felice un cane (da caccia) che correre in silenzio con te nella natura, nel fango, nel folto, piuttosto che per te, ai tuoi ordini dentro a un campo recintato, imbottito di cibo, al riparo da ogni stimolo.  Anche se insegnare a una creatura fin dove arriva la libertà è molto più laborioso che limitarla artificialmente, anche se non te ne viene in tasca niente, a parte la gioia del tuo cane.

A un cane non dice nulla neppure correre attaccato a un guinzaglio, solo dentro la sua bolla. Può farlo, per compiacere te, ma per lui, salvo eccezioni, correre in modo uniforme al tuo passo è di una noia mortale, perché il ritmo umano è assolutamente innaturale per un cane, come lo sarebbe per me, che corro da una vita, camminare in processione in piazza il sabato sera, o il venerdì pomeriggio all’ikea. Il cane deve poter annusare, accelerare, deve potersi fermare. Tanto non perderà mai d’occhio la sua guida, pure se quella non è capace di sniffare a un palmo dal suo inutile naso. Voler bene non è imporre all’altro la propria modalità di azione, ma riuscire a fare insieme quel che si ama, anche se in modo diverso, chi da cane, chi da umano. La cosa veramente meravigliosa, che ti rende una cosa sola con lui, è tenersi per gli occhi.

Un cane alla fine lo puoi prendere dove ti pare, che te lo vendano, o che te lo tirino dietro. Che sia in allevamento, da un privato (serio), o in canile, il tuo gesto non ha in ogni caso meno valore. Si tratta sempre in ogni caso di un’adozione, il cui valore risiede nell’amore che al cane sai dare, che non è fatto solo di una bella cuccia, o di una ciotola sempre piena, ma di movimento, corse, odori, stimoli (naturali), e attenzione. E soprattutto della tua presenza costante.

In ogni caso, io i cani li farei sempre pagare, anche quelli del canile: è una cosa che responsabilizzerebbe gli aspiranti proprietari (siano essi Generalissimi, o Pietisti, Führer, o Gentilisti, Capibranco, o Sanfranceschi), pure se poi di cani se ne adotterebbero di meno. […]

da Canegirico (inedito)

 

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