da Operette Molari

 

 

  • Festy?
  • Eh?
  • Ma come mai i visitors ci stanno addosso così ossessivamente?
  • Perché pensano che li prendiamo ancora in considerazione, Testina. Anche i visitors hanno un cuore.
  • Ah ah ah, ma con che cazzo l’hai tagliata?
  • Intendo dire che non vogliono farsi soffrire, rinunciando all’unica cosa che gli è rimasta da fare nello loro morte in vita.
  • Bah, tanto farò come ho sempre fatto quando avevo millemila “amici” su fb.
  • Cioè?
  • Non li cagherò manco di striscio.
  • Ah, non guardavi la homepage?
  • Sei pazzo? Era tutta piena di versicoli e poesiole inaffrontabili, di brutte facce tristi e smunte e di lamenti, d’improbabile buonismo d’accatto, condito di bile e maldicenze contro chiunque a profusione! E poi ero sempre lì a cancellarmi da tutti i gruppi sfigati pieni di versicoli e poesiole inaffrontabili, di brutte facce tristi e smunte e di tramonti, in cui m’inserivano nottetempo a tradimento.
  • Mi pare una sana strategia di sopravvivenza. Comunque: perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare i loro nomi.
  • In realtà i nomi degli angry alleged poets me li scordo cinque minuti dopo averli letti. Quasi prima delle loro facce anonime. Quasi.
  • Cazzo, much ado about nothing
  • Già, avrebbero fatto molto prima a infliggermi le loro poesiole tristanzuole in lettura.
  • Sapevano già che li avresti cassati. Ma dimmi, della favola immortale più gettonata che mi dici?
  • Quale delle tante?
  • Quella delle tue relazioni con uomini sposati.
  • Minchiate sparate da qualche oscura mosca bolognese cui non ho permesso di depositare le sue merdine nel mio territorio, ça va sans dire, tutta bile inacidita e cristallizzata nei secoli, unita alle tonnellate di cacchine poetiche che ho impietosamente spazzato via dai miei territori nel corso degli anni. Montagne. Mi conoscono talmente bene, gli “amici”, che si sono inventati una storia con una persona con cui ho lavorato tre mesi, quindici anni fa. Magari se avessero scelto una persona che frequento sarebbero risultati un pelino più credibili anche alle persone con un briciolo di cervello. Non solo alle capre della rete.
  • Beh, a cosa volevi che si attaccassero i tuoi “amici”?
  • Al cazzo, per esempio, o al tram.
  • Che bello però avere tanti amici.
  • Attenzione, i miei Amici mi sanno a memoria, perciò sono fieri di pronunciare il mio nome e di lavorare con me. Nessuno di loro è su facebook, nessuno.
  • Lo so, Testina, mi piace quando vai in anadiplosi sulle cose serie. Chissà perché nel mondino letterario in molti non concepiscono che si possa collaborare con qualcuno senza andarci a letto?
  • Io invece adoro la falsa ingenuità delle tue domande retoriche, Festy.
  • Sarà per questo che non ci ha mai dato una mano nessuno manco per sbaglio?
  • E che conserviamo tutte quelle letterine di gente illustre che manco ti legge se non paghi pedaggio in natura?
  • Sarà per questo che nessuno si azzarda a fare il tuo nome?
  • Sarà perché non mi presentavo con lo scafandro d’ordinanza?
  • Sarà che quando ti presentavi nei sacchi di iuta era pure peggio?
  • Poveracci, però, c’è da capirli, gli “amici”.
  • L’invidia avvelena chi la prova. Difendere la poesia e seccare gli incapaci è un lavoro sporco.
  • Ma qualcuno doveva pur farlo…
  • E per questo pagare. E i militi ignoti che si sono accodati?
  • Qualunque coglione ha un codazzo su facebook, Festy. Più stronzo sei, più mosche ti seguono, è un’equazione scatologica. Se la storia fosse stata vera nessuno se la sarebbe fumata. Che gusto ci sarebbe stato?
  • Giusto. Chi si scandalizzerebbe per una storia di corna vera? Nessuno sa meglio di te che porcaio immondo e amorale sia il mondo delle patrie lettere!
  • Certo. Dopo aver ascoltato, sopportato, consolato cani e porci per anni e anni… Un bel giorno tirerò fuori dal cappello tutti gli amorazzi e intrallazzi e inciuci e imbrogli e scorni e cornazzi variamente incrociati che custodisco  da sempre. Io però non avrò bisogno di inventare niente, eh eh.
  • Minchia, allora ci sarà da ridere! Avvertimi quando scoperchi la discarica!
  • Ovvio! Ride bene chi ride da risorto!
  • Se penso a tutto il puttanaio d’inciuci che t’è toccato di ascoltare dagli “amici”, senza nemmeno lasciar loro intuire quanto ti nauseasse il loro squallore morale…
  • Lascia perdere, va, non farmici pensare!
  • Ma che fai così tutta ignuda? Vuoi forse urtare il loro sensibile senso morale?
  • Ah ah ah, senso morale? Ma vai a cagare! E tu perché incombi sul mio cranio come un visitor minaccioso nella classica postura voyeuristico-scrutatoria tipicamente ossessivo-compulsiva dei morti in vano viventi?
  • Per difendere l’innocenza dello sguardo pascolino del poetame, punendo l’illiceità colpevolmente consapevole dell’altrui nudità, che esacerba il sofferto frinire nel chip dell’emisfero etico boreale, con conseguenze deleterie sull’hard disk morale, peraltro già avvilito dal portarsi sulle spalle la greve metafora del mondo infame, Testina.
  • Anto’, fa caldo!
  • Bugiarda, tu vuoi sedurre i poveri visitors inermi, imbelli, imberbi, implumi & innocenti.
  • Ah ah ah, se fossero anche solo lontanamente innocenti sarebbero già stati massacrati e sparpagliati ai venti dagli altri morti viventi. Te sei fuori Festy!
  • Te è complemento oggetto, Testina, non è grammaticalmente autorizzato a compiere qualsivoglia azione.
  • Lo so, Festy, ma trovandoci in un dialogo dichiaratamente surreale con venature trash da manuale è pragmaticamente ammesso attingere alla vulgata del pb. Mica voglio essere accusata di aulismo spocchioso e onanismo ana-cronistico.
  • Pb? Un nuovo partito?
  • Vecchio come il mondo, Festy.
  • Cioè?
  • Popolo bue, Festy.
  • Viva la democrazia social.
  • La massa al potere.
  • Orrore, sommo orrore!
  • Un genocidio intellettuale! A proposito, Testina, i visitors vogliono sapere perché infliggi loro foto che li turbano.
  • Io non infliggo niente. Me ne sbatto le ovaie. Sono loro che mi vengono a cercare e si fanno del male.
  • Sì, ma perché lo fai? Perché fai loro del male. Perché ce l’hai con loro?
  • Lascia perdere Masini, Festy. È lapalissiano. Ti pare che con tutti gli esemplari di bipedopithecus masculus che abbiamo repertato e tassonomizzato con tanta cura, sollecitudine e indefessa perizia negli anni m’interessi accattarne qualcun altro a casaccio, per giunta ripescato dalla cloaca della rete? La casistica ormai si ripete con inesorabilità schiacciante, la ricorrenza non apporta alcun dato rilevante ai nostri studi di necrofilia stoicamente applicata ed eroicamente comparata.
  • Mi piace il ritmo rap di questa tua vena autoptica.
  • Diciamo pure entomologa, Festy.
  • Esattamente. Ma allora miri a sedurre le bipedopithecae?
  • Ma sei pazzo!?! L’unico vantaggio di essere donna è non doversi costantemente scervellare per portarsi a letto qualunque bipedopitheca che incontri, a patto che non sia pe(n)sante.
  • Qualcuno ci riesce, Testina.
  • Contento lui. Del resto altrimenti la razza bipede si sarebbe già estinta.
  • Il che non sarebbe affatto un male per l’universo tutto.
  • Certo che no, Festy. Comunque l’importante è che non contino su di me per perpetrare la nefasta ridondanza della specie.
  • Giusto, Testina. Ma le bipedopithecae sono le custodi dei sentimenti, della dolcezza, della solidarietà femminile, della comprensione, dell’empatia, dell’ammore… potresti provare a umanizzare loro.
  • Ah ah ah ah ah ah! Ringrazia che le bipedopithecae siano pigre, Festy.
  • Perché?
  • Perché se non lo fossero smetterebbero di cercare qualcuno che le mantenga, per dedicarsi solo all’affermazione del proprio ego sulla sfera pubblica. Esattamente come i bipedopithechi masculi.
  • E quindi?
  • Quindi il mondo sarebbe costellato di campi di concentramento pieni di donne nemiche, condannate al silenzio e sottoposte alle peggiori torture.
  • Non hai tutti i torti, Testina. Ma chi sono le donne nemiche delle bipedopithecae?
  • Tutte quelle che respirano, nonché quelle cerebralmente morte.
  • Pure? E perché?
  • Sussiste sempre il pericolo che si risveglino a tradimento per farti concorrenza.
  • Praticamente lo stesso target del bipedopithecus masculus.
  • E infatti non m’importa un cazzo: infatti!
  • Si dice non me ne importa un cazzo, Testina.
  • Lo so, licenza poetica.
  • Cioè?
  • Mi scappava l’endecasillabo.
  • Allora hai fatto bene a cagarlo. L’avranno visto i visitors?
  • Ha ha ha, impossibile.
  • Perché?
  • Per vederlo dovrebbero sapere cos’è un endecasillabo.
  • E allora perché l’hai scritto?
  • Per mandarli in Mortara.
  • Non sarà troppo lunga per i Visitors? Quelli non tolgono mai la manina dalla bozza di birra e non alzano mai il culo flaccido dalla sedia.
  • Ma no, Festy, dicevo il Mortara-Garavelli, mica la strada di Ferrara!
  • A ok! Comunque così non va bene, Testina.
  • Cosa?
  • Mi stai sminchiando tutta la SVO.
  • Ma i visitors lo sanno cos’è la SVO?
  • No, ma se la possono googlare.
  • Ma perché non posso sminchiarla a piacimento?
  • Perché i visitors fuori dal binario della SVO mi vanno in crisi, mi si perdono, mi si tormentano, mi smarriscono il filo dell’inverso sragionamento.
  • Questa tua appropriazione indebita dei verbi con tendenza alla riflessivizzazione coatta degli stessi mi ti rende passibile della temibile accusa di regionalismo criminale & conclamato.
  • Lo so, era per dar qualcosa da fare agli editor. Che non sia cercare invano di capire cosa diciamo.
  • È per questo che spargi copiosamente manciate di grevi e obsoleti avverbi in –mente ovunque?
  • No, quelli li scialacquo allegramente perché  sono belli, e perché mi piace che la mente sia ovunque.
  • Capisco, ma sappi che sono condannati fin dal primo capitolo del Manuale del giovine editor.
  • Cos’è?
  • Quello che l’industria del fast food editoriale distribuisce ai forzati delle lettere per conseguire il livellamento totale, l’appiattimento globale, e la banalizzazione universale di ogni forma di espressione verbale.
  • Ma davvero anche i visitors si son ridotti a fare gli editor?
  • E che altro potevano fare? Comunque se metti foto ignude poi finisce che non puoi più pubblicare una canzone, o una poesia in salta pace.
  • E perché?
  • Perché c’è sempre qualche visitor egomaniaco & egoriferito che se la auto dedica. Era molto meglio quando pubblicavi solo deterrenti per i bipedopithechi masculi.
  • Cioè?
  • Poesie, pensieri e traduzioni.
  • Ma dai, davvero i visitors hanno così poca fantasia? Se devo dedicare qualcosa a qualcuno ci metto la

 

dèdica s. f. [der. di dedicare]. – Atto, parole con cui si dedica qualche oggetto; in partic., lettera o epigrafe, stampata generalmente dopo il frontespizio e prima del testo, con la quale l’autore o l’editore offre un libro. Anche, frase riverente o affettuosa scritta personalmente dall’autore o dall’editore sui singoli esemplari destinati ad amici, critici, ecc.: una copia del volume con d. autografa dell’autore; d’altre cose: disegno, fotografia con dedica.

 

  • Oggi non usa più, Testina, la gente butta la roba nel mucchio a veder chi raccoglie.
  • Ma te mi ci vedi a me a dedicare canzonette al primo bipedopithecus che passa?
  • M’hai preso per un  idiota? Comunque stai in campana, hai perpetrato un oggetto agente non autorizzato, aggravato da un doppio dativo. L’efferatezza dei tuoi crimini grammaticali non conosce misura.
  • Il triplo dativo non lo fanno ancora!
  • Ma quindi non eri innamorata persa del Nicholas Cage de noantri?
  • Ah ah ah ah ah ah! Ma chi cazzo lo conosce quello lì? Ti sei bevuto il cervello pure tu?
  • Hai perso una splendida occasione per infilare una doppietta di endecasillabi, Testina.
  • Hai sciacquato il cervello in Arno?
  • Così va meglio. No, no. Io mica sono così morto, Testina.
  • È che i visitors se vedono un qualunque culo si sentono chiamati in causa, nell’emisfero epico boreale è subito caos neonatale. E s’inventano storie. Colpa tua. Sempre.
  • Gli accenti, Festy, gli accenti sono importanti!
  • Perdono, Testina.
  • Tutti. Ma io che cazzo c’entro coi prìncipi subìti o i sùbiti princìpi? Per sedurre ci vorrebbe un sé cui ducere, o no? Io mica sono in casa, quindi non so dove li porti il culo cui vanno. Colpa sua.
  • Di chi?
  • Della Tamaro.
  • È che tu sei una strega infida.
  • E pecché?
  • Perché inganni & illudi il prototipo del bipedopithecus ridens, allettandolo, per poi metterlo in fuga con la tua cattiveria, freddezza, insensibilità, distanza, e tutto il cucuzzaro vario.
  • Eppure i bipedopithechi non hanno paura quando arrivano lanciati con le loro frasi fatte & battute dozzinali!
  • Eccerto, il bipedopithecus mi diviene cauto, riflessivo, tormentato, ponderato e viene colto da petrarchite acuta e stilnovofagia fulminante solo quando le donne si rivelano malvage come te.
  • Cioè?
  • Quando non gliela tirano con la fionda sulla fiducia, eh eh. Kattiva.
  • Io? Ma se io nemmeno li vedo!? Mica sono il Fatebenefratelli!
  • Il Cottolengo, semmai. Ma tu menti. Tu getti l’esca delle foto di nudo nella rete. Il povero bipedopithecus ingenuo & inerme vi abbocca. Va a consultare il manabile del femminile. Fa due più due col paio di neuroni che ha a disposizione. Peraltro annebbiati dall’ormone. Si fa il viaggio. E poi finisce nel binario morto.
  • Perché mi ti fai paratattico?
  • Cioè?
  • Parli come in una scenografia, o un romanzo dozzinale castrato dagli editor!
  • Paraculismo tattico, perlappunto. Volevo che i visitors mi seguissero nel viaggio di cui parlavo pocanzi.
  • Pocanzi non si può sentire.
  • Lo so, manco perlappunto tuttattaccato. L’ho detto per conferire un tocco aulico, spocchioso e respingente al tutto delirante.
  • Ovvio. Invero seguita a sfuggirmi il senso ultimo del viaggio, per quanto sia risaputo che il senso risieda nel viaggiare, piuttosto che nella meta vagheggiata nel partire. Ecc ecc.
  • Ovvio. Il bipedopithecus adocchia la foto di nudo, e si fa il viaggio: La comunione d’anime. Le affinità elettive. La profonda comunanza d’intenti. La poetica fusione in una comune visione. Lo slancio wertheriano nell’Oltre. Lo Streben faustiano verso l’Altro. La ricerca dell’Assoluto nel Diverso.
  • Cioè?
  • Una botta e via.
  • Un calcio in culo glielo posso anche dare se poi se ne vanno via.
  • Dare loro, Testina, dare loro.
  • Ma io il calcio in culo glielo dò a uno / a uno, Festy.
  • Doppio accusativo?
  • Era per rincarare la dose di calci, Festy.
  • Sei spietata, Testina. Si sa che i narcisi egomaniaci manipolatori si innamorano perdutamente della gente.
  • Come no, Festy. Non sai quanti ne ho visti. Te l’ho detto che sono un’entomologa di lungo corso.
  • Comunque stai in una botte di ferro. Le ali della mia cresta iliaca ti parano il culo.
  • In una botte di plastica, semmai, eh eh. Comunque il mio culo non ha mai avuto bisogno di essere parato, Festy.
  • In senso metaforico?
  • In tutti i sensi, Festy. Tu pensa a parare lo sguardo dei visitors.
  • Perché
  • I visitors non amano le donne vive.
  • E come mai?
  • Non ne hanno mai vista una manco in cartolina.
  • E come mai?
  • Perché ne hanno paura.
  • Sfido, Testina, sono ancora quelli della pietra e della fionda. Però sei cattiva a rompere le palle nel paniere delle affinità elettive.
  • A rompere le palle nel paniere, che meraviglia, Festy.
  • Cosa?
  • L’endecasillabo!
  • Beccato! Ma non divagare, Testina. Cos’hai da dire a tua discolpa?
  • Ma Festy, non vorrai mica che finisca triste, annoiata e asciutta, tra le grinfie molli di un poeta, ad ascoltare tiramenti metafisici a colazione, brutti versicoli al meriggiare, e masturbazioni filosofiche nell’aere crepuscolare?
  • Per carità Testina, ti vedrei meglio con un pilota d’aerei, o un sommozzatore. Meglio se analfabeta totale.
  • Che si guardino le tue di foto, Festy, e lascino in pace il mio sé felicemente contumace nel suo esilio rapace!
  • Giusto, Testina. Ma allora cosa mi rappresentano le tue foto di nudo?
  • Un’allegra risata. Una festa privata. Un monumento. Un solitario vaffanculo epocale.
  • Mi pare evidente. Certo che i visitors sono strani forte
  • Molto Festy. Credono pure di conoscere l’autore da quel che scrive.
  • Ah ah ah, questa è buona davvero! E magari pure l’attore dagli abiti di scena, o dal ruolo che impersona.
  • Poracci, verrà la morte e avrà i loro occhi!
  • Ce li ha già, Testina, ce li ha già.