On Originality

 

Poets, I want to follow them all,
out of the forest into the city
or out of the city into the forest.

The first one I throttle.
I remove his dagger
and tape it to my ankle in a shop doorway.
Then I step into the street
picking my nails.

I have a drink with a man
who loves young women.
Each line is a fresh corpse.

There is a girl with whom we make friends.
As he bends over her body
to remove the clothing
I slip the blade between his ribs.

Humming a melody, I take his gun.
I knot his scarf carelessly at my neck, and

I trail the next one into the country.
On the bank of a river I drill
a clean hole in his forehead.

Moved by poetry
I put his wallet in a plain envelope
and mail it to the widow.

I pocket his gun.
This is progress.
For instance, it is nearly dawn.

Now I slide a gun into the gun
and go out looking.

It is a difficult world.
Each word is another bruise.

This is my nest of weapons.
This is my lyrical foliage.

 

Sull’originalità

 

I poeti, voglio seguirli tutti,
uscire dalla foresta ed entrare nella città
o uscire dalla città ed entrare nella foresta.

Il primo lo strozzo.
Gli tolgo lo stiletto
e me lo fisso alla caviglia sulla soglia di un negozio.
Poi esco in strada
piluccandomi le unghie.

Bevo un drink con un uomo
che ama le giovani donne.
Ogni verso è un cadavere fresco.

C’è una ragazza con cui facciamo amicizia.
E lui si china sul suo corpo
per toglierle i vestiti
io gli infilo la lama tra le costole.

Canticchiando un motivo, gli tolgo il fucile.
Mi lego la sua sciarpa al collo con noncuranza, e

seguo la traccia del prossimo in campagna.
Sulla riva di un fiume gli scavo
un bel buco in mezzo alla fronte.

Commosso dalla poesia
metto il suo portafogli in una busta semplice
e la imbuco nella finestra.

M’intasco il suo fucile.
Questo è progresso.
Per esempio, è quasi l’alba.

Ora infilo un fucile nell’altro
ed esco a guardare.

È un mondo difficile.
Ogni parola è un livido in più.

Questo è il mio nido di armi.
Questo è il mio lirico fogliame.

Bill Manhire, da E il fulmine si vanterà della sua opera. Poesie scelte, Edizioni Kolibris 2014. Traduzione di Chiara De Luca.

bill_manhireBill Manhire è nato a Invercargill nel 1946 ed ha studiato alle Università di Otago e Londra. Attualmente è alla guida dell’Istituto Internazionale di Lettere Moderne della Victoria University di Wellington e ne dirige il prestigioso programma di scrittura creativa. Tra i laureati del corso sono annoverati alcuni tra i più validi scrittori contemporanei neozelandesi (tra cui Barbara Anderson, James Brown, Kate Camp, Catherine Chidgey, Barbara Else, Kapka Kassabova, Elizabeth Knox, Emily Perkins e William Brandt). Nel 1997, Bill Manhire è stato il primo Poeta Laureato neozelandese in assoluto, nell’ambito di un programma sponsorizzato dal Mata Estate. Per celebrare il suo mandato di poeta Laureato ha pubblicato la raccolta di poesie What To Call Your Child [Come chiamare tuo figlio]. Il nucleo della raccolta è costituito da una sequenza di poesie nate da una visita di Manhire in Antartide nel 1998. Il poeta trascorse due settimane sul ghiaccio, e 45 minuti al limite dell’eroismo al Polo Sud. Il fascino esercitato su di lui dall’Antartide è sfociato in The Wide White Page: Writers Imagine Antarctica [La grande pagina bianca: Scrittori immaginano l’Antartide], un’antologia di scritti sull’Antartide, curata e introdotta da Manhire e pubblicata dalla Victoria University Press nel novembre del 2004, risultata finalista al Montana New Zealand Book Awards del 2005. Nel 2004 Manhire ha ricevuto una Meridian Energy Katherine Mansfield Fellowship, la più prestigiosa fellowship neozelandese e ha trascorso sei mesi di lavoro a Villa Isola Bella, Menton, nel sud della Francia. Nel giugno del 2005, in virtù dei suoi meriti letterari, Manhire è stato nominato “Companion” del New Zealand Order of Merit. Nel novembre del 2005 è stato incluso tra i cinque Poeti laureati della Arts Foundation della Nuova Zelanda. Oltre che diversi volumi in prosa, Manhire ha pubblicato numerose raccolte poetiche ed è stato quattro volte vincitore del New Zealand Book Award. Ha curato diverse antologie di poesia neozelandese e di racconti brevi e una raccolta di suoi saggi e interviste dal titolo Doubtful Sounds (VUP, 2000). Le sue conversazioni con Kim Hill alla Radio Nazionale avevano un ampio seguito e contribuirono molto ad accrescere l’interesse per la poesia in tutto il paese. I suoi Collected Poems 1967-1999 sono stati pubblicati da Victoria University Press in Nuova Zelanda e da Carcanet Press (Manchester) nel 2001. I Selected poems, che qui presentiamo in edizione bilingue con il titolo E il fulmine si vanterà della sua opera, sono stati originariamente pubblicati da Victoria University Press nel 2012, e ripubblicati da Carcanet Press nel 2014.