Il 16 settembre si terrà la cerimonia conclusiva del Premio Camaiore, con l’assegnazione del Premio internazionale a Nuno Júdice, per Formule di una luce inesplicabile (Edizioni Kolibris, 2016, traduzione di Chiara De Luca, prefazione di Massimo Sannelli).

“La mia concezione di realismo in poesia / non mi obbliga a parlare di realtà quando / scrivo poesia”. Proprio così. Per Nuno Júdice qualsiasi argomento è poetico, ma qui non c’è la foga nervosa e onnivora di chi vuole dimostrarsi realistico, per arginare il senso di colpa di scrivere in versi. In Italia è normale questo senso di colpa – o la nevrosi di apparire realistici – per opporsi a qualcuno che non sembra realistico. Il fatto è che se uno si mostra realistico è già fuori dalla realtà: cioè pratica solo una disciplina nevrotica, per non dare pace a nessuno.
La dignità chiede la mano ferma e il piacere di essere poeta. La fecondità è normalissima ed elegante, da professore internazionale e da conoscitore degli stili: l’allegoria e la prosopopea non sono un problema, e se servono si usano e basta, perché il risultato deve essere la consolazione di chi legge. Ma non basta più ostentare il realismo, come testimonia L’equivoco delle strade, che è la perfetta dichiarazione – e quindi azione – di poetica. Bisogna che il testo dia piacere, e il primo piacere è sensuale, per forza di cose.
Il lettore perfetto è come l’autore: sente i suoni in forma di cose e le cose in forma di suoni, in nome dell’alchìmia privata e di una specie di mistica. È uno stile vitale, oltre la retorica. Le caratteristiche di questo stile sono classiche: l’understatement e la cultura, il viaggio e l’orecchio, i sensi tesi nel corpo e la mente che collega i fatti.

Massimo Sannelli

Projecto

 

Procuro a terra branca de um outro
continente, os montes áridos de um litoral
tempestuoso, o fundo secreto de uns olhos
abertos para o coral da eternidade. Perdi-me
nessa procura; destruí os cadernos onde
apontara o caminho. Como um cego,
estendi os braços para o ocaso de um infinito
que os loucos desenharam. Bati contra
os seus limites, e andei às voltas sem encontrar uma fuga.

Mas vi saírem todos os barcos do porto
que imaginei. Tinha-o pensado com longos
cais vazios, e percorrera-o devagar, tropeçando
nas madeiras podres e nas cordas inúteis
de um velame corrupto. Por vezes, sentei-me
nos caixotes desfeitos pelos vagabundos
em busca de um resto de comida. Os cães
vinham ter comigo e lambiam-me as mãos
como se eu fosse o seu dono.

Não sei o que levaram esses barcos; nem
que sonho de felicidade se desfez nos olhos
vazios dos afogados.

 

 

 

 

 

Te deum

 

A te, o dio, appollaiato come la civetta
dagli occhi ciechi sul tronco disseccato dell’eternità;
a te, che il vento di un’imprecazione di profeti
folli espelle verso la terra polverosa
della fine, come se si potesse ancora annunciare
una rinascita di giardini e oceani spazzati
dalla luce prima; a te, che hai ali invecchiate
dal corso delle ere, e non sei in grado di sorvolare
un campo di galassie per scoprire l’atomo
di un verbo iniziale:

vieni da dentro il tempo, e fanne
il tempio delle tue titubanze. Sali sul vecchio
altare e parla ai credenti che ti adorano, ripetendo
lentamente parola per parola le loro
preghiere. Ti chiederanno di non imitarli, e quando ti
avvicinerai ti volteranno le spalle, a te,
o dio distrutto. Allora, dirai fra te
e te, allora sono un uomo! E andrai
in mezzo a loro, perché insultino te,

te, o dio, che finalmente
troverai il tuo posto nelle taverne del mondo,
bevendo il vino scadente dei marinai
e mangiando il pane sbriciolato dalla risacca,
mentre pregherai te stesso – come
se ancora credessi in te.

Nuno Júdice (1949) è nato a Mexilhoeira Grande, Algarve. Oltre ad essere uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua portoghese, è saggista, narratore, traduttore e critico letterario. Attualmente è professore di Letteratura all’Universidade Nova di Lisbona, dove vive. Tra il 1969 e il 1974,ha fatto parte della redazione della popolare rivista “Time and Mode”. Nel 1997 è stato consulente culturale dell’ambasciata del Portogallo e direttore dell’Istituto Camões di Parigi. Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, italiano, inglese e francese. Lavora per il teatro e ha tradotto autori come Molière, Shakespeare ed Emily Dickinson. Si occupa della sezione cultura della Fondazione José Saramago, creata nel 2008. È stato nominato Grande-Oficial da Ordem de Sant’Iago da Espada in Portogallo e Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres in Francia. Júdice ha ricevuto vari riconoscimenti letterari e gli sono stati assegnati numerosi premi, tra cui il Reina Sofía per la poesia iberoamericana 2013, il più importante della penisola iberica. Tra le sue opere più recenti ricordiamo: Poesia Reunida (1967-2000) (2000), Pedro, Lembrando Inês (2001), Cartografia de Emoções (2001), O Estado dos Campos (2003), Geometria Variável (2005), As Coisas Mais Simples (2006), O Breve Sentimento do Eterno (2008), A Matéria do Poema (2008), Guia de Conceitos Básicos (2010), Fórmulas de uma luz inexplicável (2012), Navegação de Acaso (2013).

Di Nuno Júdice Edizioni Kolibris ha pubblicato l’antologia A te, che chiamo amore e le raccolte poetiche La materia della poesia, Formule di una luce inesplicabile tutti nella traduzione di Chiara De Luca, che ha realizzato per “Poesia” (Anno XXVI, nr. 302, marzo 2015) il servizio La materia della poesia, incluso anche nell’antologia di saggi e scritti critici A margine dei versi, di Chiara De Luca, oggi disponibile in e-book (qui).

Per Edizioni Kolibris Nuno Júdice ha curato anche l’antologia Per le parole che si ostinano a restare (Testi di Ana Luísa Amaral, Golgona Anghel, João Luís Barreto Guimarães, António Carlos Cortez, Luís Filipe de Castro Mendes, Maria do Rosário Pedreira, Luís Quintais, Jorge Reis-Sá, Margarida Vale de Gato. Traduzione di Chiara De Luca).