Denk dir, das was jetzt Himmel ist und Wind,
Luft deinem Mund und deinem Auge Helle,
das würde Stein bis um die kleine Stelle
an der dein Herz und deine Hände sind.

 Pensa se ciò che ora è cielo e vento,
e aria alla tua bocca e chiarore al tuo occhio,
divenisse di pietra, tranne quel punto minimo
dove sono il tuo cuore e le tue mani.

Rainer Maria Rilke

[…] Mi trovavo al Centro Culturale Internazionale di Calci, vivace città universitaria. Erano soltanto due settimane che ci lavoravo, ma già avevo dimenticato il giorno lontano in cui, per una beffarda circostanza del mio fantasioso destino, o qualche delitto perpetrato in una vita precedente, mi ci ero ritrovata per la prima volta. Ovvero, in realtà qualcosa riaffiorava alla mia memoria ram: appena entrata mi fu preannunciato un incarico “di concetto”, e mi fu indicato un immenso mucchio di lettere da smistare, per decidere quali potessero eventualmente presentare un qualche interesse agli occhi del capo, Nini Dairetta, e quali invece sarebbero finite direttamente al macero. Nuvolette di polvere, oltremodo felici della riacquistata libertà seguita all’annoso immobilismo, mi si erano depositate su tutto il corpo con meticolosa precisione, curandosi di scurirne fino all’ultimo millimetro quadro.

Ero lì per uno stage. Gli stage sono il trend del momento. Sono un po’ come la boccettina di balsamo in omaggio quando compri lo shampoo, il libro di poesia svenduto col quotidiano, i brufoli in omaggio con la cioccolata, la noia in omaggio con una lettura di poesia. Te li regalano col pacchetto master o specializzazione, o corso di (de)formazione, e sono un inesauribile serbatoio di manodopera (o manovalanza) qualificata (e bistrattata) a costo zero, fruibile da qualsiasi tipo di ditta, impresa, istituzione, biblioteca, scuola, associazione, cosca, conventricola, congregazione, ecc., ecc.

Le Pompe Funebri Dairetta curavano tutte le fasi di composizione, confezionamento e lavorazione del morto, cercando di soddisfare al meglio le richieste dei clienti. Le esequie di rito seguivano un iter molto originale, personalizzato al carattere e alla sensibilità del defunto, e volto a soddisfare le esigenze di parenti e amici. A seconda dei casi individuali, presi singolarmente al vaglio in base a criteri consolidati da una lunga tradizione, si spaziava da funerali in pompa magna, con inviti diramati alle autorità e alle principali testate giornalistiche consociate, a celebrazioni più modeste, svolte in sordina nella discreta commozione generale.

Ciò che caratterizzava le Pompe Funebri Dairetta in rapporto alla concorrenza, determinandone lo straordinario successo, era il fatto che la cerimonia funebre fosse accompagnata da reading poetici e commemorazioni liriche. Fin qui niente di originale. Il vero segreto delle Pompe Funebri Dairetta era che i dipendenti si occupavano in prima persona del confezionamento su misura del materiale poetico commemorativo che sempre accompagnava le esequie. Ed eventualmente si procacciavano anche il morto. Nulla infatti commuove la gente più di una poesia su misura, fosse pure l’ultima che indossa.

Il Centro Culturale Internazionale era il fiore all’occhiello delle Pompe Funebri Dairetta, la succursale poetico ricreativa, che contribuiva al reclutamento degli sponsor e a sdrammatizzare la tragica serietà d’impegno della struttura portante. […]

 

da La stagista, ovvero Senza principi, Bologna 2006, in preparazione per Kolibris

Scritto oltre dieci anni fa, ma ancora forse attuale, La Stagista è un romanzo ironico e auto ironico (a tratti satirico), sul mondo del lavoro, sulla società poetico-letteraria e sull’Accademia, e, in senso più lato, un romanzo sull’umano, caratterizzato da dialoghi serrati e incontri surreali, che smascherano, più o meno bonariamente, debolezze, ipocrisie, mancanze di coraggio, e difficoltà nei rapporti umani (ovvero del rapporto dell’uomo con se stesso e i suoi simili). Ed è un romanzo che un po’ prosegue la storia del mio romanzo precedente (senza essere ad esso vincolato per la comprensione), La collezionista (Fara 2005), che narra le vicende della giovane Federica al suo ingresso nel mondo del lavoro, e la sua interminabile e grottesca collezione di surreali colloqui. Nella Stagista, Federica, la protagonista, è cresciuta, ma ancora alle prese con le difficoltà che incontrano molti giovani nel mondo del lavoro, specie se dediti a materie umanistiche. Federica svolge uno stage presso il Centro Culturale Internazionale di Calci, vivace città universitaria, luogo dell’anima che ricorda e condensa caratteristiche di varie città in cui ho vissuto, in particolare Bologna e Pisa. Federica lavora alle dipendenze Centro Culturale, la succursale poetico ricreativa delle Pompe Funebri di Calci.

Per conto del Centro Culturale, Federica incontra diversi altri personaggi, tutti liberamente tratti dalla realtà, a formare un’ampia tipologia: giovani e meno giovani aspiranti poeti e scrittori dall’ego ipertrofico, con un manoscritto sempre pronto all’occorrenza sotto il braccio, poeti e scrittori affermati dall’ego ancor più ipertrofico, che snocciolano i propri successi a chiunque capiti loro a tiro, giovani e vecchi sognatori incalliti, oppure senza più sogni né ideali.

Molteplici e variegati sono gli incarichi “di concetto” che spettano a Federica: fare fotocopie di vario formato, anche fronteretro, smistare corrispondenza, attaccare francobolli, tenere a freno aspiranti scrittori infuriati per la mancata considerazione, ascoltare le lodi sperticate di chi spera di ottenere spazio nella “Stiva”, prestigiosa rivista poetica del Centro Culturale Internazionale di Calci, e gli insulti di chi non lo ottiene, prendere le ordinazioni di necrologi su misura destinate alla Pompe Funebri, occuparsi dell’organizzazione del convegno “La poesia salverà il mondo”.

Nella sua enorme solitudine, Federica ha però due preziosi sodali: la sua vecchia Vespa Special 50, che la accompagna ovunque e l’attende pazientemente al ritorno dalle sue sfortunate spedizioni fuori porta, e Sara, sventurata stagista presso il Centro di Papirologia Comparata di Bologna.

Riacquistata la libertà, Federica ha qualche sogno e incanto in meno, ma quelli rimasti sono molto più vivi.