Égalité

 

Das Recht der Produzenten ist
ihren Arbeitslieferungen proportionell;
die Gleichheit besteht darin, daß an gleichem
Maßstab, der Arbeit, gemessen wird.
Karl Marx

 

So hoch sie sind
Die hohen vertragsschließenden Männer,
Sie hocken auf den Toiletten
Über den Knien wie du, die Hosen
Heruntergelassen, ohnmächtige
Machtvolle Körper, einen Seufzer lang
In Frieden mit der Weltbank,
Den Pressestimmen, Gott und der Welt,
Die sie mit dir und mir
Tag um Tag umkrempeln. Ohne Sicherheitsbeamte,
Ohne Auftrag, in der Einsamkeit
Der Kacheln der Zelle, allein mit ihren
Realpolitischen Därmen.
O die geheimen Erinnerungen
An die kindlichen Durchfälle, am Waldrand
Oder am Bahndamm im Gras,
Wo sie sich festkrallten und rot
Anliefen, fuhr ein Zug vorbei.
In den Verhandlungspausen ziehen sie
Sich zurück hinter Schloß
Und Riegel, einzig in Begleitung des Telefons
Blicken sie an sich herunter: sie sind
Wie du und ich, nur älter, und drücken
Den roten Knopf
Der Spülung, immer wieder staunend,
Daß nichts geschieht,
Beenden sie ihr Geschäft und gehen
An die Geschäfte, lächelnd
Oder verkrampft, in die Live-Sendung
Ihres Lebens, das sie aufopfern
Für dich und mich und einen guten Platz
Im Register der Geschichtsbücher,
Die wir durchblättern,
Auf den Toiletten, hockend, die Hosen
Heruntergelassen wie sie.

Égalité

 

Il diritto della forza lavoro è
proporzionale alle sue prestazioni;
la parità consiste nel fatto che si misura
sulla medesima scala, il lavoro.
Karl Marx

 

Per quanto alti siano,
I sommi contraenti,
Si accovacciano sul water piegando
Come te le ginocchia, coi pantaloni
Abbassati, impotenti
Corpi possenti, il tempo di un sospiro
In pace con la banca mondiale,
Le voci della stampa, Dio e il mondo,
Che con te e con me giorno dopo giorno
Mettono a soqquadro. Senza guardie
Del corpo né funzione, nella solitudine
Delle piastrelle della cella, soli
Con la Realpolitik dei loro intestini.
Oh i segreti ricordi delle fanciullesche
Scariche diarroiche al margine del bosco
O nell’erba del terrapieno ferroviario,
Dove si aggrappavano e arrossendo
Se la davano a gambe se un treno passava.
Nelle pause delle trattative si ritirano
Di nuovo dietro lucchetto
E chiavistello, in compagnia del telefono
Soltanto, si guardano intorno: loro sono
Come te e me, solo più vecchi, e premono
Il rosso pulsante
Dello scarico, ogni volta stupendosi
Che nulla succeda,
Terminano il loro affare e vanno
A negoziare, sorridenti,
Oppure tesi, alla diretta
Della loro vita, che sacrificano
Per te e per me e un buon posto
Nel catalogo dei libri di storia,
Che noi sfogliamo,
Sui water, accucciati, coi pantaloni
Come loro abbassati.

 

Grenzwertberechnung

 

Ich neide dem Wasser die Klarheit
Seiner Phasenübergänge. Ohne Widerrede
Vereist es. Wird überflüssig. Und verdampft.
Druck/Temperatur/Dichte,
Unumstößliche Größen im Tafelwerk der Oberstufe:
H2O: 1,0000 g/cm³: bei 4 Grad Celsius.
Quod erat demonstrandum.
Wann bin ich am dichtesten? Ein Dichter,
Unberechenbar im Kurvenverlauf,
Mit einer Zunge stumpf wie ein Radiergummi.
Und also technisch kaum
Von Nutzen für die Energieerzeugung.
Meine Funktion ist eindeutig
Uneindeutig. Ich beneide das Wasser. Erfrischend,
Eine Verbindung,
Die ihre Grenzen kennt. Nie werden Physiker
Das Wasserstoffoxid
Rehabilitieren müssen, weil es aufbrauste
Und gegen die Linie siedete
Bei einhundert Grad. Das Wasser
Ist kein Buch
Mit sieben Siegeln. Es ist offensichtlich
Für jedermann. Tropfend
Aus dem Leitungsrohr. Zehnfach
Gereinigt/durchgesiebt/kontrolliert
Wie ein Buch mit sieben Siegeln
Von der Hygiene-Abeilung
Des Amts für Wasserwirtschaft. Niemand
Soll beschmutzen unseren Helden
Im Jahrtausende währenden Kampf
Gegen den Durst,
Der gehorsam seine feuchten Zwecke
Als bescheidne Substanz erfüllt. Nie werde ich
Dem Wasser das Wasser
Reichen können. Zerfließend
Sind meine Grenzwerte. Trocken mein Humor.
Mein Herz eine Sickergrube,
Verbergend das schlüpfrige Geheimnis,
Wann ich den Aggregatzustand wechsle.
Und unter welchem äußeren Druck.

Calcolo del valore limite

 

Invidio all’acqua la sua chiarezza
Le sue transizioni di stato. Senza obiezioni
Ghiaccia. Diviene superflua. Ed evapora.
Pressione/Densità/Temperatura,
Grandezze irrefutabili sul libro delle tavole delle superiori:
H2O: 1,0000 g/cm³: a 4 Gradi Celsius.
Quod erat demonstrandum.
Quand’è che sono alla massima densità? Un poeta,
Immisurabile sul grafico della curva,
Con la lingua smussata come una gomma.
E anche tecnicamente di scarsa
Utilità per la produzione energetica.
La mia funzione è inequivocabilmente
Equivoca. Invidio l’acqua. Rinfrescante,
Un composto
Che conosce i propri limiti. I fisici
Non dovranno mai riabilitare
L’ossido d’idrogeno perché ribolliva
E ha schiumato contro la linea
A cento gradi. L’acqua
Non è un libro
Dai sette sigilli. È palese
A chiunque. Gocciando
Dalla conduttura. Cento volte
Depurata/setacciata/controllata
Come un libro dai sette sigilli
Dall’Ufficio Vigilanza e Controllo
Acque del Servizio Igiene e Sanità. Nessuno
Deve sporcare la nostra eroina
Nella battaglia millenaria
Contro la sete,
Che ai suoi umidi scopi di semplice sostanza
Docilmente adempie. Io non potrò mai
Passare all’acqua
dell’acqua. Sono fluidi
I miei valori limite. Asciutto il mio umore.
Pozzo nero il mio cuore,
Che cela il viscido segreto,
Quando cambio stato di aggregazione.
E sotto qualche esterna pressione.

 

Angeln vor Öland

 

Für Herbert, Matthias und Micha

 

Mit Ruten, Rollen, Blinkern, Pilkern,
Wobblern und Würmern, Haken
und Ösen, die Salmoniden im Sund
das Fürchten zu lehren, zogen wir,
an Scheren vorbei, in Richtung
der Sonne, hinaus auf offene See,
am Abend, in Richtung der Sonne,
ans Ufer zurück, fünf Tage, voll
Sehnsucht auf Fang, die Hand
in den Sehnen, umsonst. Kein Lachs,
Dorsch, weder Forelle noch Flunder,
Aal, Hecht oder Barsch (nicht mal
Kaulbarsch) biß an, das Echolot
(Hightech, verfluchte) zeigte, Schwärme
schwammen gemächlich ums Boot, wir
schwitzten, drillten, rollten,
trollten, zupften, lupften
die Schnüre mit Geschick und dem Mut
verzweifelter Männer, ab und zu
gewahrte einer, wie aus Versehn,
des weichen Lichts über den Inseln,
der Wacholderbäume und Gänse, während
ein anderer, abwesend, Schlick hakend,
sagte (zum tausendsten Mal): Ich
begreifs nicht. Hinterm Motor,
der Steuermann, rügte: Der Köder
ist falsch, der am Bug sprach:
das Wetter, der Echolotse: Die Stelle.
Die falschen Männer, meinte der Mann
mit dem ewigen Fitz. Die Fische
lachten uns aus, wir, in Krämpfen,
über Bord hangend, hip oder high,
lachten mit ihnen im Chor Tränen
ins salzige Wasser, was für ein Gaudi,
auf ganzer Linie zu scheitern, Freunde,
nichts töten zu können, was
für ein Elend, welch ein Mordsspaß.

 

Pesca al largo di Öland

 

Per Herbert, Matthias e Micha

 

Con bacchette, rotoli, lampeggiatori,
avvisatori, wobbler e vermi, ami
e occhielli, i salmonidi a Sund
il timore d’imparare, filammo,
davanti ai faraglioni, in direzione
del sole, e oltre verso il largo,
a sera, in direzione del sole,
di nuovo verso la riva, cinque giorni, pieni
di desiderio di preda, la mano
sulle lenze, invano. Niente salmone,
merluzzo, né trota, né pianuzza,
anguilla, luccio o persico (neppure
acerina) abboccò, l’ecoscandaglio
(maledetta high-tech) mostrava che branchi
nuotavano placidi attorno alla barca, noi
sudavamo, svolgevamo, riavvolgevamo,
strisciavamo, tiravamo, sollevavamo
le lenze col talento e il coraggio
dei disperati, di tanto in tanto
uno si accorgeva, come per caso,
della luce tenue sulle isole,
di oche e ginepri, mentre
un altro, assente, agganciando melma,
diceva (per l’ennesima volta): Io
non capisco. Dietro al motore,
il timoniere rimbrottava: è l’esca
che non funziona, quello a prua diceva:
il tempo, il sonar: la posizione.
I falsi uomini, pensò quello roso
dall’eterno risentimento. I pesci
ci deridevano, convulsamente
appesi fuori bordo, hip o high,
ridevamo con loro lacrime in coro
nell’acqua salata, che spasso
fallire su tutta la linea, gioia
di non poter uccidere, che
sfiga, da ammazzarsi dalle risate.

Steffen Mensching, Quel certo non so che, Edizioni Kolibris 2015. Traduzione di Chiara De Luca

© Ph. by Friederike Lüdde

Quel certo non so che è frutto di una selezione antologica dei testi di Steffen Mensching precedentemente pubblicati nelle raccolte poetiche Erinnerung an eine Milchglasscheibe, Poesiealbum 146, Tuchfühlung, Berliner Elegien e nel romanzo Jacobs Leiter (“New York Lines”), cui si aggiungono alcuni inediti mai prima pubblicati in volume. Si tratta di un’opera preziosa e di un’occasione unica per potersi avvicinare alla poesia di questo autore potente e originale, e seguirne l’evoluzione nel tempo, poiché, a detta dello stesso, Mensching, le sue precedenti raccolte poetiche si possono rinvenire ormai soltanto nei negozi d’antiquariato. Le origini dell’isolamento e dell’ingiusta marginalizzazione di questo poeta dalla voce tanto originale rispetto al panorama della poesia contemporanea di lingua tedesca sono comuni a molti dei poeti della ex Gemania dell’Est che ai tempi della DDR non hanno assunto un atteggiamento di radicale protesta e aperta opposizione nei confronti del Regime.
Ma il fatto che Steffen Mensching sia stato tollerato dal Regime ai tempi della DDR non implica che il poeta ne abbia abbracciato la causa. Da autentico spirito libero, Mensching ha sempre continuato a criticare con grande durezza e lucidità ogni forma d’ipocrisia, gettando luce sulle fragilità umane senza preoccuparsi di quali fossero le loro radici storiche e politiche, e prescindendo da qualsivoglia orientamento condiviso. Arguto e intelligente, cinico e disincantato, conscio dei limiti propri e di quelli dei suoi simili, Mensching non si lascia abbindolare da alcuna utopia o promessa di cambiamento.
Attivo da sempre come attore e cabarettista – dapprima in duo con Hans-Eckardt Wenzel, poi da solo – , Steffen Mensching ha voluto vivere della propria arte, svolgendo molteplici lavori differenti per potersi sostentare, prima di divenire direttore del Teatro di Rudolfstadt, e avere finalmente, all’età di 50 anni, un posto fisso. I suoi versi non si alimentano tanto di ideali e utopie, quanto della dura esperienza di vita e del costante contatto con la realtà da cui scaturiscono. La poesia di Mensching non è mai gridata, piuttosto nutrita di un disincanto che disvela l’illusione con calma lucidità, scevra di rabbia e rancore, che sono già stati elaborati nell’intimo del poeta. Mensching si rivolge al suo lettore con un linguaggio diretto, tagliente, a tratti spoglio, che rifiuta gli orpelli e gli artifici della letterarietà, ma al contempo spiazza per inconsueti accostamenti e inattesi cambi di piani prospettici e spostamenti del punto di vista. La sua solitaria protesta e la sua arguta critica non implicano precise appartenenze, né specifici orientamenti. L’obiettivo della lama del suo verso è mobile, e con esso si sposta lo sguardo del poeta, osservatore attento, talvolta chirurgico nel taglio che si abbatte sulle chiuse. Non c’è infatti animo più consapevole e oscuramente dolente di chi per lavoro ha saputo far ridere la gente.

Chiara De Luca