La longa mano dei visitors

  • Che ti succede Testina? Ti vedo provata.
  • È stato terribile, Festy…
  • Cosa?
  • Questo pomeriggio.
  • E come mai?
  • I visitors…
  • E che ti hanno fatto stavolta?
  • Di tutto!
  • Cioè?
  • Dapprima hanno fatto gonfiare come un uovo la batteria del Cubo della Tre, tanto che è uscito dalla sede e caduto per terra con fragore.
  • E quindi?
  • Quindi Internet non andava.
  • Orrore!
  • Dici bene. Sono corsa in centro al negozio della Tre, ma…
  • Ma?
  • Era chiuso per ferie!
  • Dannati visitors, tutto calcolato.
  • Già, hanno atteso che chiudesse il negozio della Tre per far esplodere la batteria.
  • Non trascurano neanche un dettaglio.
  • Mai.
  • E allora come hai fatto?
  • Ho preso la bici, ma…
  • Ma?
  • I visitors avevano fatto sgonfiare telepaticamente entrambe le ruote.
  • E quindi?
  • Sono dovuta andare a piedi dall’unico ciclochirurgo aperto, dall’altra parte della città.
  • E poi?
  • E poi ho fatto la traversata del periglioso Deserto del Sahara della Via Bologna in bicicletta, per andare al negozio della Tre all’interno dell’Ipercoop.
  • Oddio. No. L’Iper Ipercooop?
  • Proprio L’Iper Ipercoop, Festy.
  • Agghiacciante. L’Iper Ipercoop. Ad Agosto. Di venerdì pomeriggio. Non potevi chiedere almeno un passaggio in auto?
  • A chi?
  • Agli amici.
  • Quali?
  • A tutti quelli che sei una persona speciale, come te non c’è nessuno, sei unica, grazie di esistere, ecc., ecc, ecc.
  • Ah ah ah. Che c’entra, quelli ci sono quando servo.
  • Ma hai provato a chiedere?
  • No. Da tempo ho smesso di fare domande retoriche. Si evitano un sacco di delusioni.
  • Brava, bisogna ottimizzare le parole. E poi così hai fatto un po’ di moto.
  • Già. Peccato che avessi già corso quindici km stamattina.
  • Dettagli. Ma dimmi, dimmi, com’era l’Iper?
  • L’inferno.
  • Cioè?
  • Tutti i bipedi rimasti in città erano lì, per non restare a casa come degli sfigati. C’erano bipedi ovunque, bipedi ammonticchiati e svaccati sui divani a godersi l’aria condizionata, bipedi vocianti nei vari bar distribuiti qua e là a macchia di leopardo, piccoli bipedi che correvano da tutte le parti urlando e sbattendoti contro e imprecando perché ti avevano sbattuto contro, cani desolati e sfiniti, con gli occhi fuori dalle orbite, stancamente trascinati come trolley, neonati paonazzi, tristi, arresi e sprofondati dentro ai marsupi, bipedesse truccate come pagliacci, che incedevano guardando gli schermi dei loro smartphone, ondeggiando precariamente su zeppe che non finivano più, bipedi depressi e incazzati neri, che compravano tutto il comprabile per dimenticare di non essere andati in vacanza, curiosi suoni sgradevoli e insistenti, diffusi come se si trattasse di musica, luci gelide ovunque…
  • E come hai fatto a sopravvivere a tutto ciò?
  • Ho immaginato di essere la Polfer, e che i bipedi fossero tutti nudi.
  • Wow! 3.000 eurelli a cranio!
  • Per alcuni molti di più!
  • Un vero business!
  • E poi?
  • Poi sono arrivata alla Tre. Non c’era nessuno. Ero felice. Pregustavo già il ritorno nella tana. La bellezza. Il silenzio. La pace.
  • E allora? Hai poi risolto?
  • Non subito.
  • Perché?
  • Perché avevo dimenticato di portare con me il contratto di attivazione…
  • E quindi?
  • Senza contratto non potevano sostituirmi la batteria.
  • Hai provato a fare gli occhioni?
  • Impossibile. Il tipo non alzava gli occhi dal video.
  • E allora che hai fatto?
  • Ho rifatto la traversata del periglioso Deserto del Sahara della Via Bologna in bicicletta e sono tornata a casa, l’ho ribaltata da cima a fondo, rovistando ovunque in cerca del contratto della Tre, che curiosamente invece era al suo posto sulla scrivania, ho preso il contratto, mi sono cambiata perché sembravo appena riemersa da una piscina, sono uscita di casa, ho preso la bici, rifatto la traversata del periglioso Deserto del Sahara della Via Bologna, ho guadato col piglio della Polfer un fiume di bipedi tutti nudi, tutti sanzionabili, e sono tornata alla Tre. Ma stavolta c’era una fila di Tre km.
  • E quindi?
  • Quindi mi sono guardata attorno in cerca di un modo per ingannare il tempo. Ma tutti i miei vicini conversavano con i rispettivi smart phone.
  • E tu cos’hai fatto?
  • Ho scritto un dialogo con te.
  • Che bello, me lo fai leggere?
  • È questo!
  • E come va a finire?
  • Che dopo un tempo immemore sono arrivata alla cassa e ho spiegato la situazione alla collega di quello che le stava gomito a gomito, ma spippolava al computer. Poi gliel’ho rispiegata, e lei ha iniziato a ridere da sola, dapprima sotto i baffi, poi sempre più apertamente.
  • Ah, sì, E come mai?
  • Leggeva cose al computer.
  • E tu?
  • Le ho chiesto perché ridesse.
  • E lei
  • Lei ha detto che rideva perché leggeva cose al computer.
  • E tu che le hai detto?
  • Che lo avevo capito. Ma era carino, perché non ride mai nessuno.
  • E lei?
  • Lei niente. Ma  il collega da dietro lo schermo ha ringhiato: “Perché qui noi ci divertiamo moltissimo, sa?”.
  • E poi?
  • Ho preso la batteria al volo e sono scappata. Ho rifatto la traversata del periglioso Deserto del Sahara della Via Bologna in bicicletta, mi sono rifugiata nell’eremo e mi sono tuffata nella vasca da bagno.
  • Testina, sono fiero di te.
  • Davvero?
  • Sì, ti sconto i prossimi due anni di tentata socializzazione coatta con i miei simili.
  • Davvero Festy?
  • Certo. Salvo istanze di forza maggiore.