Testamento

 

Mentre aprile nasce io vi lascio

le spoglie di quel che fu soltanto
frammento dei chi che avrei potuto

si deve qui colmare tutto il tempo
fino all’orlo più alto e traboccarlo;

perché non tornano gli anni rubati
da quella che per me li ha vissuti.

Vi lascio le sue mani di cartapesta
fruscianti a ogni stretta concessa

vi lascio la sua pelle di trine sottile
fremente al minimo tocco gentile

il suo silenzioso scusarsi per tutti
gli assolti delitti commessi da altri.

la stoffa dei suoi miti giorni perduti
da pagliaccio docilmente indossati
per stracciarli al circo delle stagioni

ma non prima di lasciarvi in rima

il mare di quei disossati perdoni
delle dolci e scarnite assoluzioni
degli arresi e atterriti abbandoni

il breve cenno e si volta una mano
un frullo d’ali a millenni dal guano.

Bologna, aprile 2010

 

da La nudità della luce. Poesie 2010-2012