Oggi ho deciso una giornata straordinaria. Fare le cose che non faccio mai, non fare quelle che faccio sempre

Non vado a correre all’alba fin quando mi reggono le gambe e non finisce il fiato.

Cammino lentamente per le strade e lascio che i miei cani s’inebrino degli odori di tutte le pipì del quartiere, a una a una, con attenzione.

Sto sotto la doccia per un’ora. Scrosto dalla pelle gli insulti, le offese di tutti quelli che mi hanno indotta a maledire il fatto di essere donna. O di essere sola. Sento scorrere via le parole, tutte le parole, catturate e circoscritte in un gorgo che vortica fino a svanire.

Accendo il fuoco senza diavolerie e diavoline. Prendo poesie, ne faccio striscioline. Prendo gli ultimi rametti della pianta che è morta in giardino. Perché bruciando diano amore.

Apparecchio la tavola. Apparecchio lentamente. Annuso. Mi riempio le narici di odori, come i miei cani.

Stendo i panni della lavatrice. Non li ammucchio sul braccio per portarli tutti insieme in giardino. Prendo un calzino, vado allo stenditoio, lo sistemo, lo liscio, stiro le pieghe. Torno alla lavatrice, prendo un altro calzino, torno allo stenditoio, lo sistemo, lo liscio, stiro le pieghe. Vado alla lavatrice, torno in giardino, sistemo, vado, cerco, prendo, sistemo, liscio, vado, cerco, prendo, ritorno.

Pulisco le foglie delle piante a una a una con il cotone. Prendo un bicchiere. Riempio il bicchiere, chiudo l’acqua, vado dalle mie piante, vuoto il bicchiere, guardo l’acqua svanire. Torno al lavandino, apro l’acqua, riempio il bicchiere, chiudo l’acqua, vado dalle mie piante, vuoto il bicchiere, guardo l’acqua svanire. Vado, ritorno apro vuoto richiudo, apro riempio chiudo vuoto riempio.

Mi sdraio e non faccio. Niente. Non guardo il soffitto. Non penso, non progetto, non attendo, non spero. Sento il calore del fuoco, ascolto la legna che cede e che brucia. Ascolto le fusa del gatto che fa il pane sulla mia spalla. Sento il pulsare del suo cuore contro l’orecchio. Sospiro, apposta sospiro, profondo, e ascolto in risposta il sospiro di Titti raggomitolata sulla mia pancia e quello di Eva ai miei piedi che arriva sempre in ritardo e non so a quale dei due sospiri risponda.

Dico a mia madre che la amo. E lo dico anche a me.

Gennaio 2016