La realtà d’ogni istante è un film che danno una volta soltanto e che non può essere riavvolto. Per questo abbiamo inventato la grafia della luce, che serve a prendere appunti alla cieca per poi riavvolgere il film a casa e scoprire tutti i particolari che al tuo sguardo erano sfuggiti. Perché la vita è sempre troppo più veloce dei nostri occhi; soltanto l’occhio di Dio dell’obiettivo ce la può restituire, mostrandoci un film ben diverso da quel che credevamo di aver visto, un film molto più commovente e ricco e più complesso. La foto e la videografia sono il nostro rewind. Riguardando le immagini scritte dalla luce, vediamo allora una ruga che non sapevamo, un gesto perduto, un guizzo ignorato, un’espressione malcelata, tutto un mondo sommerso che riaffiorea e si rivela. Per questo da anni giro col mio terzo occhio sul petto. Per questo adesso che è caduto nell’acqua sono come un cieco senza il suo bastone, che si aggira per le strade costretto a fare attenzione, per scansare il rischio di non vedere. E a ogni angolo c’è un volto, c’è un tartufo, c’è il fatto di un gatto, c’è una foglia, o un disegno, o un insetto che avrei voluto immortalare, e c’è il rammarico di non poterlo fare.
Come stamane, quando il cielo bianchissimo di nebbia si è colmato all’improvviso di tutta una scrittura d’ali nere, e il silenzio di un tripudio di cinguettii da togliere il fiato, come una festa a sorpresa in tuo onore: una pioggia di storni addensati in uno solo istoriava il foglio nuovo d’inchiostro nero, per poi ripulirlo con un colpo d’ala o di spugna e posarsi sull’antenna più alta, da cui ripartire in coro, al primo rintocco di campane nel cielo. E tutto è tornato bianco e silenzio.
Come quando ho abbassato lo sguardo sulla scaletta accanto alla finestra e ho visto gli occhi sgranati sul cielo del mio gatto, tutto chiuso nel proprio sguardo, molto più aperto e accogliente del nostro, naturalmente…

Forse non tutto quel che ci sorprende di noi stessi e del mondo dentro e intorno può toccare gli altri fino in fondo, ma non è questo il punto: è la bellezza che pretende d’essere immortale, è ogni istante che esige d’essere eternato, di non essere smarrito, di entrare in quello che domani sarà il tuo passato. Per questo immortalare diviene la risposta a una richiesta ineludibile, aliena e interiore: un dovere.