Fuori dal gioco

La rete ci ha illusi della necessità e opportunità di una “condivisione” di sensazioni, sentimenti, pensieri, eventi. Nel momento stesso in cui le cose avvengono siamo in qualche modo condizionati dalla necessità indotta di “condividerle”, come se non condividendole non esistessero, o avessero meno valore. Mentre siamo noi che in tal modo ne smarriamo parte del valore, invece di esservi immersi al 100% e al 100% presenti con le persone che le stanno vivendo e davvero condividendo con noi.

Negli ultimi tempi una serie di guasti e inconvenienti mi hanno fatto capire molte cose e liberato dalla falsa necessità di una illusoria “condivisione”. Dapprima è annegata la macchina fotografica, poi si è suicidato l’hard disk per sfinimento, portando con sé tutti i programmi, infine si è dato il telefono. Priva di tecnologia, dopo un primo istante di spaesamento dettato dal brusco interrompersi di una consuetudine, di un’abitudine indotta, mi sono sentita per la prima volta come non mi sentivo da vent’anni, da quando cioè la tecnologia ha fatto irruzione nella mia vita: completamente libera, fuori controllo, e perciò del tutto immersa nella realtà, negli occhi delle persone. 

La mancata condivisione – sempre filtrata e parziale, ironicamente mutilata per difesa – di contenuti con persone estranee, il più delle volte distanti, sorde e ostili, non ha spostato una virgola nella mia vita. Anzi, non ha fatto che aggiungerle sapore. Come quando cancellai l’account di Facebook, con dentro tutti i 5.000 avatar che avevo scambiato per persone che ti chiamano per nome. Click. Game over.

Quella che oggi chiamano condivisione è solo un’arma che mettiamo in mano agli altri per strumentalizzare, distorcere, fraintendere, ferire ciò che siamo realmente; com’è un’arma rivolta contro noi stessi l’attribuire agli altri la nostra sensibilità, il nostro sentire e la capacità di condividere il nostro essere e la nostra esperienza individuale. 

La vera condivisione è qualcosa di molto più complesso profondo, diretto, non filtrato, è qualcosa di molto più prezioso ed esclusivo.

Perciò buttate la fotocamera nel lago, spaccate a martellate l’hard disk e perdete il cellulare. Anzi, visto che avrete sicuramente uno smart phone: buttatelo dalla finestra, facendo però attenzione che sotto non stia passando qualcuno, perché rischiate che in galera ci siano pure il wi-fi e la televisione.

Fatto questo, ricomprate e reinstallate tutto, senza fretta, però. Infine usatelo meno e meglio.