La gente mi commuove. S’indigna per gli allevamenti intensivi, e poi magari mangia carne; si scaglia contro il surriscaldamento globale, e poi magari gira in auto, accende il termosifone e il condizionatore; fa volontariato, e poi magari se ne fotte se il vicino di casa sta male, o non se ne accorge neppure; piange per i cani spagnoli abbandonati e poi magari il suo lo smolla sul divano o gli mette il cappottino.

Io giro a piedi, non mangio carne, non accendo né riscaldamento, né condizionatore e preferisco avvicinarmi agli ultimi per le strade, senza paracadute, fuori dal recinto ipocrita del volontariato organizzato, lungi da ogni tessera e medaglia.

Ma non perché sia buona. Mi fa orrore passare per buona, perché tutti i buoni & volontari & solidali che conosco, tutti quelli che condividono compulsivamente link sociali e umanitari mi fanno paura: di solito hanno più marcio in cuore di un bidone del pattume la sera di Natale, e sono più indifferenti verso il prossimo di un vecchio copertone. Perché per essere umani non c’è bisogno di alcuna ostentazione.