In molti pensano che chi vive con gli animali lo faccia per sostituire i bipedi. In realtà non sempre è così. Io non sento affatto la mancanza di bipedi per casa. Io con un bipede non vivrei mai. In vent’anni ho cambiato venti case, spesso convissuto con altre persone. E la cosa di cui si lamentavano era sempre la stessa: di non riuscire mai a capire se fossi in casa o meno. Io invece purtroppo non ho mai avuto questo problema.

Qualche anno fa, per esempio, dividevo la casa con una famiglia. Io abitavo a piano terra, loro al piano superiore. Ora, gli studenti fuori sede si sa che il più delle volte vanno fuori sede per far casino e andare fuori corso. Quindi quando ci convivi da studente per davvero, e per giunta lavoratore, te lo aspetti che sia un inferno. Da una famiglia invece non ti aspetti che si gridino le cose da una stanza all’altra, che si gridino le cose dalla finestra, che si gridino le cose al telefono, che gridino in faccia a cani e bambini. Finché anche cani e bambini non prendono esempio e cominciano a gridare, ciascuno a modo suo. I bambini poi correvano dalla mattina alla sera, buttando cose per terra, facendo rotolare il loro carrellino giocattolo in salone (giusto sopra il mio studio), sbattendo contro i mobili, urlando e piangendo come aquile. Perfino i miei cani, che come me in casa sono muti, stavano iniziando a stressarsi e ad abbaiare a casaccio come i cani dei vicini. E io vagavo tutto il giorno da una stanza all’altra in cerca di pace, cercando di prevedere gli spostamenti dei vicini. Che parevano essere ubiqui: ovunque andassi erano sempre sulla mia testa. Una volta andai a lavorare nel deposito delle bici.

Io li avevo soprannominati la famiglia Addams. Credo rappresentassero una sorta di contrappasso per tutte le persone che per anni avevo (dis)turbato con la mia silenziosa presenza. Per fortuna di giorno gli Addams facevano talmente caciara che poi la sera crollavano esausti e non volava una mosca. Cosa che non avviene con gli studenti, che invece di solito fanno il contrario: dormono di giorno e si svegliano la sera.

Che poi se ti lamentavi con gli Addams, passavi per il solito musone rompipalle, solitario cagacazzo, quello che non capisce la bellezza di una “famiglia vivace”, la “gioia e vitalità dei bambini”, ecc. Nel Malte di Rilke c’è un pezzo bellissimo sul solitario, che non riporto perché lo capisce soltanto chi vive da solo, e chi vive da solo lo sa già a memoria. Sarà che la gioia io non la vedo come una cosa necessariamente sguaiata, maleducata, e irrispettosa. E che la gioia dei bambini, come quella dei cani, me la immagino correre e giocare al parco, più che sulla testa dei condomini. In realtà la madre dei bambini era della mia stessa idea, infatti scappava a studiare in biblioteca. “Fallo anche tu”, mi consigliavano gli Addams. Ma scusate, dopo vent’anni di pellegrinaggi in cerca di pace, una volta che mi son scavata il mio angoletto, e che lo pago pure caro, perché devo addentrarmi di nuovo tra i bipedi in biblioteca o in aula studio? Fatto sta che gli Addams erano anche i padroni di casa, e dunque autorizzati a fare quel cazzo che gli pareva. Come tutti, del resto, Ma almeno un vicino di casa alla pari lo puoi mandare a cagare come si deve. Il padrone di casa no. Così, tanto per cambiare, non ho avuto alternativa: me ne sono dovuta andare. Ma convivere coi bipedi no, proprio non mi è mai mancato.

Inoltre mi son fatta anche l’idea che debba essere faticosissimo vivere con un uomo. Ieri, per esempio, guardavo un video di Selvaggia Lucarelli che vendeva i rivoluzionari reggiseni per taglie forti di yamamay. Ascoltavo incredula tutta la straziante odissea affrontata per riuscire a trovare il reggiseno della vita, quello comodo, che fosse però anche sexy. Era inaffrontabile. Però Selvaggia faceva pubblicità, avrà le sue spese, dovrà pur mangiare. La cosa più affascinante e inquietante erano le decine di donne che si sono accodate raccontando il proprio personale, annoso calvario, con grande strazio e partecipazione, con grande risentimento verso i vari marchi di intimo, e desiderio di rivalsa per l’ingiustizia subita. Ora, io per fortuna non ho mai avuto questi problemi, o almeno non li ho vissuti come tali. Semmai il problema sono i reggiseni comodi per fare 15 km di corsa. Ma quelli tanto non li vede nessuno. Sarà per questo che da me gli uomini sono sempre fuggiti a gambe levate? Anche. Oppure no, ma non vi dirò mai che intimo porto. Semmai pubblico una foto di nudo. “Che s’innamorino” di lei. Che facciano uno più uno come di solito fa un uomo, immaginandola protagonista di chissà quali torbide storie pregresse e lascive. Basta che lascino in pace me. Io non c’entro, io parlo coi fiori. Però non ci capisco più niente. Dunque ricapitolando: vogliamo essere riconosciute come individui, come persone, non come proiezioni dello sguardo maschile. Però il nostro valore continuiamo a misurarlo sulla base degli strumenti di seduzione che ci identificano. E ho capito anche un po’ meglio lo sdegno delle donne per il pigiama di Pandora brutto e cattivo, che voleva farle passare per donne all’antica, donne arretrate, donne poco seducenti. Donne senza il reggiseno sexy, in sostanza. Ora che ci rifletto, in effetti questi sì che sono problemi: il reggiseno giusto, il regalo giusto per la donna vera, la donna del 2.000. E chi è la donna del 2.000? Ce lo dice Intimissimi con lo slogan della nuova pubblicità con Dakota Johnson: Nella vita attrice! Prendete esempio dunque. Già, bell’esempio, ultimamente.

Guarda caso poi, la donna nuova è la donna che deve piacere all’uomo a tutti i costi, sempre e comunque. Pure in casa. Pure al cesso. Che deve fare di tutto perché sennò questo la riempie di corna, perché non era abbastanza intrigante, seducente, fantasiosa e stimolante con quel suo pigiamone e quel suo reggiseno senza pizzo. E ha pure ragione. In breve: un fatica immane. E no, io al mio pigiamone e alle mie tutacce con le ginocchia sformate non ci rinuncio.  O forse sì, ma non ve lo dirò. Poi d’estate è un altro discorso, ma è una questione di clima e non di moda.

Per non parlare del fatto che se vivi con qualcuno devi mangiare a orari regolari, e magari pure preparare dei bei manicaretti, perché l’uomo, si sa, va preso per la gola, e la seduzione passa anche per il cibo. Cibo di cui, ahimè, non mi è mai importato un cazzo. Zero. È più forte di me. Mi piace comprare il pane, specie se appena sfornato, mi piace il profumo. E mi piacciono le cose semplici, spartane. Ma non mi piace trascorrere tanto tempo a tavola, odio i ristoranti, proprio perché il pasto insieme è una cosa intima. Ma che fai, “ti tieni” un uomo con una caprese? “Tieni viva la passione” col pigiamone? Dove vai se lo yamamay non ce l’hai?

No, chi senta il bisogno dei bipedi e del loro teatrino di giochi di ruolo non potrebbe mai sostituirli con un cane. Il cane è il cane. E ogni cane ha il suo carattere, e ogni cane può amarti, ma anche no.

Il loro bello è il rispetto, lo sforzo di comprensione che quasi nessun bipede è in grado di compiere. Non è proprio attrezzato per farlo. Se ti viene un’ispirazione e ti assenti a scrivere, i cani magari non capiscono cosa tu stia facendo, ma sentono che è il momento di mettersi a cuccia e non disturbare. I miei non protestano neppure se tardo per il pranzo, o per l’uscita, sembrano non accorgersene. Se dormo, dormono, se lavoro, cioè comunque non ci sono per loro, dormono. Se sto a letto e sto male, aspettano. I cani ti fotocopiano, copiano le tue abitudini, con naturalezza, però senza sforzo, per osmosi. Per i cani sei tu pure dentro al pigiamone. Anche se sono convinta che preferiscano la pelle e il suo odore.

Perciò, se ti mancano i bipedi non pensare di sostituirli con un cane. Non è che siano “migliori di noi”. Non so, non c’è proprio un paragone. C’è un adattamento reciproco, senza compromesso né fatica, che tra bipedi non è neppure concepibile. Però non è che i cani facciano compagnia. Solo ti insegnano la vita. E quando sei vivo sei meno solo in questo mondo di pizzi, ferretti, buoni manicaretti di carne e merletti.