Non c’è silenzio più puro, più trasparente di quello dell’inverno, nell’aria tersa, tagliente. Un silenzio gelido e pulito. E qui siamo alle prese con libri di una bellezza micidiale, senza risparmio. E vedo che le penne dei miei collaboratori volano più alte di questi tempi, tagliano il silenzio, lama su lama, ala su ala, curandosi solo della traiettoria del volo, per piegarla, capovolgerla, correggerla, e giungere al bersaglio. E mi commuovo leggendo una “prefazione”, non perché sia mielosa e commovente, ma perché è vera e violenta. E il ragionamento va per paradossi e contraddizioni, e solo così prosegue e procede. Come l’inverno che ospita il freddo puro del silenzio.