Quando qualche onnivoro m’insulta, sfotte, o dileggia, cercando invano di farmi sentire sbagliata per il fatto che non mangio carne, mi chiedo prima di tutto quale necessità possa avere il tapino di aggredire chi agisce diversamente da lui e di scaldarsi tanto per quello che il tizio mette nel piatto. In realtà lo so bene, difesa personale. Coda di paglia, in altre parole. Come quelli che si accoppiano col primo che capita e lo chiamano amore, e se la prendono con te perché tu invece sai stare da solo e ci stai pure bene; quelli che sfornano figli venuti al mondo come conigli e ti rompono i coglioni perché hai più sale in zucca; quelli che hanno abdicato alla propria natura animale, alla gioia dei bambini in corsa nei cortili, e non staccano mai il culo dalla sedia e non digeriscono il fatto che tu corra quindici km al giorno e ne goda come un riccio; quelli che si sono rassegnati a un lavoro di merda per questioni di comodo e ti odiano per la passione e la gioia con cui svolgi il tuo, a dispetto di sacrifici e rinunce. Quelli che s’illudono di capire gli altri animali senza capire nulla degli umani. Quelli che pensano che un certo modo di vivere gli animali (qui sì, mi piace rendere transitivo il verbo) non corrispondente alla propria visione accentratrice, antropocentrica e utilitaristica sia ingenuo, ignorante, immediato, superficiale, non meditato. Alla gente non va mai bene niente. Lasciamoli sfogare. È Natale. Non vorrei mai che si mettessero in discussione.

Però mi fa strano: io non seguo una moda come molti vegani, che avvertono la costante necessità di ostentarlo e di bacchettare e indottrinare i “carnivori”. Per creare in loro sensi di colpa e sentirsi migliori. Me ne sto nel mio, se non mi rompete i coglioni. Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di difendersi a priori, portando argomenti a sostegno della superiorità della specie umana che mi lasciano alquanto perplessa. Di solito i sostenitori della superiorità della specie umana si arrampicano su scivolosi specchi per cercare affannosamente di dimostrarla: si appellano alla Cappella Sistina, alla Poesia, alla grande Letteratura, alle meraviglie della scienza, alle gite sulla Luna, alle escursioni interplanetarie. È che da un lato le meraviglie del Genio e dell’Umano sono purtroppo ampiamente compensate sul piatto della  bilancia, se non superate dalla infinita quantità d’impensabili orrori, guerre, massacri, torture, stermini, distruzioni di massa di cui è costellata la Storia del genere umano. Per non parlare delle cronache. E del nostro quotidiano. Dall’altro la stragrande maggioranza degli umani stessi vive purtroppo benissimo senza la Cappella Sistina e senza aver mai letto un libro o una poesia. Magari pure tu che li sventoli come una bandiera della specie umana. Senza contare la grande quantità di gente che vive a livello di gran lunga inferiore a quello degli animali – mangia, invidia, caga, sparla, beve, insulta, scopa, o forse neppure – che ritiene inferiori, ma con una cattiveria e una perfidia che le altre specie animali non hanno.

Ma soprattutto: tutte le meraviglie prodotte dall’uomo non sono necessarie alla sopravvivenza, né riguardano la miriade di altre specie animali che popolano il pianeta, nessuna delle quali è in grado di devastarlo e renderlo inabitabile quanto gli umani, creature spelacchiate che hanno smesso di correre, costrette a trovare mille modi per scaldarsi e rinfrescarsi e spostarsi e sopravvivere in tutte le stagioni, esagerando in ogni cosa senza curarsi delle conseguenze per gli altri animali e per la terra stessa. Chi ti dice che il radar dei pipistrelli, i sei milioni di recettori del tartufo del cane, la corsa della gazzella, la meccanica del giaguaro, la perfezione del levriero, le ali degli uccelli, il volo immobile del colibrì e infinite altre straordinarie meraviglie della natura e della tecnica animale valgano meno della Cappella Sistina? Senz’altro, oltre a essere tecnicamente straordinarie, sono più funzionali alla sopravvivenza. E poi tu non sei Michelangelo.

Io non sono vegana, non seguo mode e filosofie, né faccio prediche & proselitismo. Anche perché non nutro speranze nelle capacità dialogiche della maggior parte degli umani. Per me ciascuno può fare quello che gli pare. Mangiare carne non è in sé un male, né indice di cattiveria. La mangiano pure i miei cani e il mio gatto. Se evito la carne non è in base a una scelta sofferta né a una convinzione meditata. Mi basta guardare quel che accade agli animali negli allevamenti intensivi. Mi basta pensare alle oche ingozzate a forza, alle mucche stipate come merce inerte, alle migliaia di pulcini che vengono tritati come spazzatura e chi più ne ha più ne metta per farmi passare la fame di carne. Sono infiniti gli orrori disumani che gli umani compiono ogni istante ai danni delle altre specie animali. Ritenerle inferiori, prive di coscienza e incapaci di sentimenti e sensazioni diversi ma pari a quelli degli umani è alla radice del male. Ciò che i Nazisti hanno fatto agli Ebrei, gli umani lo stanno facendo agli animali, scrive Isaac Bashevis Singer. Stessa crudeltà, spietatezza e disprezzo della vita. Ma in ancor più vasta scala. E senza nessuna Norimberga in vista. E non lo stanno facendo per fame né per necessità. La maggior parte degli umani in Occidente non mangia per vivere: strafoga ben oltre l’essenziale. Spende e spande e sperpera e spreca. Non c’è da andare lontano per rendersene conto: basta farsi un giro del quartiere e vedere i quintali di pane, e dolci, e carne, e dolciumi riversate dagli alimentari nella spazzatura ogni sera. Basta guardare i carrelli sotto Natale, se reggi la foga degli assatanati degli acquisti. Ogni occasione è buona per mangiare. Anche la nascita di un bimbo dentro a una capanna, scaldato dal fiato animale. Anche la nascita di un bimbo cui magari non credi e che dileggi e denigri perché va di moda.

E poi non vedo differenze tra gli animali da carne e da macello e i nostri pet. Anche le mucche amano i grattini, e mia nonna aveva una gallina, Bertoldina, che ti veniva a fare le feste e a prendersi le coccole ogni volta che arrivavi. Gli agnelli si beano al primo Sole di primavera proprio come il mio gatto e il mio cane. E io il mio cane o il mio gatto in pentola non ce lo metto. Non compio alcun sacrificio davanti a una bistecca. Nessuna rinuncia. Come non li compiresti tu davanti a una mano umana impanata, a una chiappa tritata, a un cranio circondato da patate, a una spalla cosparsa di prezzemolo e spezie. Il sacrificio osceno sarebbe addentare il corpo di un fratello. Ma certo non m’illudo di convincere i bipedi di quest’ultimo punto.