Questa mattina all’alba sono tornata a correre con Eva dopo una sosta per una pesante influenza. Anche Eva per forza di cose aveva dovuto rinunciare a qualche corsa. Ma oggi era comunque più in forma che mai: vuoi per le quattro zampe motrici, vuoi per il canino entusiasmo invernale, vuoi perché lei non avrebbe avuto alcun motivo per fermarsi nei giorni scorsi, vuoi perché i cani hanno da sempre la corsa nel sangue e hanno meno bisogno di noi di allenarsi perché continui a scorrere nelle loro vene.

Io invece mi sentivo ancora convalescente, zampe vuote e zero fiato. Una fatica immane, come se non avessi mai corso in vita mia. Però so che tra un paio di giorni sarà tutto diverso, i 35 anni di allenamenti pregressi si faranno sentire, e ritroverò tutta la gioia esplosiva di correre 15 km all’alba, facendo la fatica che voi fate a salire in auto, o alzare la tazza del caffellatte.

Nel frattempo mi sono goduta la gioia di Eva, con le orecchie al vento e bavosissima, come spesso sono i cani da caccia quando fiutano una pista o godono come ricci nel galoppo, come un border collie davanti a un pacchetto di würstel in decomposizione.

Però c’era qualcosa di diverso: Eva non mi sfidava e sfotteva come al solito per fare a gara o contendersi bastoni, ma mi aspettava pazientemente con sguardo complice, mentre arrancavo dietro al ritmo dei vecchi tempi. L’Irish Setter, col suo mantello rosso, è un guerriero romantico: vuole solo avversari al top delle loro possibilità.

Sfruttamento di cane indifeso per le proprie necessità psicofisiche? Amicizia, direi. Se ne danno sparuti casi anche tra i bipedi.

Per questo è utile di tanto in tanto darsi una bella martellata su un piede, a vedere chi ti aspetta quando zoppichi. Chi ti sfotte. E chi ti affossa.
Perché quando poi comincia una corsa nuova peccato per chi non c’era.