Dolores O’ Riordan ho sempre avuto un po’ paura che se ne potesse volare via da un giorno all’altro, non era una creatura di questa terra, e lo sapeva. Era qui per caso. Forse non era una bellezza canonica, non lo so dire, ma era una creatura bella da far male, di una profondità abissale. I suoi movimenti avevano il ricordo di un luminoso altrove. E la grazia fa compagnia, anche quando affonda tra le corde del dolore.

La sua voce è una di quelle cose che ti fanno sospettare l’esistenza di Dio, una di quelle cose cui pensi quando vuoi cercare di bilanciare gli orrori della natura umana. È una vibrazione dell’infinito, è l’estasi del volo che si fonde con la vertigine dello strapiombo, è il dolore trasformato in bene. È il bilico tra la terra e il cielo. È il sublime. No need to argue non smetterà mai di respirare.