Questa mattina sono andata a casa di mia madre a riprendermi la bicicletta. Ci era rimasta da quando qualche giorno fa mia madre mi chiamò per dirmi che una persona a noi cara era stata portata all’ospedale di Cona a sirene spiegate e io l’ho raggiunta per andarci insieme. Che c’entra l’ospedale di Cona con Ferrara? Tutto, perché l’ospedale di Ferrara da qualche anno è stato trasferito a Cona, costruito su un terreno paludoso. Così se non hai l’auto ti attacchi al cazzo, cioè all’autobus. Sempre che la gente abbia la compiacenza di non stare male fuori orario o in un giorno festivo, ovviamente.

Per essere figo il casermone è figo: una genialata di labirinto inestricabile, uno spreco festoso di risorse. Peccato solo che sia a rischio di sprofondamento. Dettagli. Ovviamente la scelta insana e all’apparenza incomprensibile è stata fatta sulla base di interessi di singoli e giochi di potere. Quelli che regolano un po’ tutte le nostre ameboidi esistenze. Figurati poi se i ferraresi fanno una rivoluzione. Che non si sappia in giro che gli Este sono morti e Ferrara non è più il ‘salottino’ di una volta.

Anche nel mondo letterario, per esempio, come in ogni altro microcosmo umano, tutte le decisioni vengono prese in base a flussi di denaro, giochi di potere, e interessi particolari, per soddisfare le esigenze di mogli, amici e amanti di chi conta. Pazienza. È vero che il commercio nel nostro campo porta a un’ingiusta moria di alberi e a un inutile dispendio di carta. Ma si sopravvive. Tanto più che di tutto questo tra qualche anno per fortuna non resterà più niente.

Ben più grave e preoccupante è il dispendio di vite. Quando lo stesso criterio è applicato alla salute degli esseri umani si rischia che qualcuno resti troppo a lungo senza conoscenza, che qualcun altro ci rimetta anche la scorza.

Ma della nostra scorza ai politici in fondo poco importa. Col cazzo che vado a votare. Non ho tempo e non conto.