Di solito nel mondo artistico e letterario le persone si avvicinano se hai visibilità, contatti e potere, se sanno che possono ricavarci qualcosa per il loro curriculum. Se servi. Hanno già la mappa delle tue collaborazioni, dei tuoi spazi e dei tuoi contatti, che inizieranno ad agganciare uno dopo l’altro con precisione scientifica. Perciò, da quando non faccio più recensioni e prefazioni, non sono più personalmente su facebook, non collaboro più con riviste, non leggo più cani e porci, non faccio più consulenze psichiatriche, e non vado più a presentare la gente a spese mie in culo ai lupi sono diventata una persona inutile e poco spendibile. Inservibile. Di conseguenza – per fortuna – ora si avvicinano in pochi, e addio vecchi amici poeti. A quei pochi di solito non importa un cazzo di quello che faccio. Non ne hanno la minima idea. Perciò di solito salto a pie’ pari i “come stai” e i convenevoli di rito, e scrollo fino al punto, cioè alla richiesta, che spesso è una pretesa ineludibile. Pena insulti, calunnie e vendette trasversali a distanza di anni.

E invece ogni tanto capita qualcuno che voleva solo dirti delle cose sul tuo lavoro. Minchia, così aggratis? Dov’è il trucco? Il mondo è ancora pieno di sorprese.