Io la faccenda del perdono obbligatorio non l’ho mai capita. Te la menano sempre col fatto che devi perdonare “per star bene”, “per non covare vendetta o rancore”. Io non ho mai perdonato, eppure dormo splendidi sonni da neonato. Ma non porto rancore, né mi vendico. Semplicemente elimino, cancello, abrado chi mi ha fatto del male. Il perdono formale, di solito preteso con arroganza come una cosa dovuta, serve solo a chi lo esige. Per mettersi la coscienza in pace e rifarti del male. Perché chi ti ha fatto del male una volta senza motivo lo rifarà. Garantito. Perciò sono felice se i pentiti mi stanno fuori dai coglioni, una Pasqua. Dalla mia ho una memoria selettiva molto efficace: svuoto molto in fretta il cestino, con quel sonoro e festoso crunch che solo il genitore di un Mac può capire. Però se li incontro sorrido e li saluto, come se non esistessero. Ma siccome non serbo rancore, faccio in modo che non si accorgano di essere estinti. Sono buonissima, quasi come i ‘poeti’. L’unico momento in cui mi fanno soffrire è quando tirano le cuoia, o stanno male. Perché non riesco a provare niente di niente. Mentre un qualsiasi bipede o altro animale che soffra o che muoia mi fa male. Immagino sia l’effetto collaterale dell’averli abrasi dalla mia vita da una manciata di millenni.