Chi non ha mai avuto un cane, non sa cosa significhi essere amato. (A. Shopenhauer). Fino a sette anni fa non avevo la minima idea di cosa significasse. Poi è arrivata Titti, e ho fatto un corso accelerato. Allora, per ingordigia e per risarcimento, dopo pochi mesi ho raddoppiato e adotato Eva. Da allora non ho più avuto bisogno d’inventarmi amori sulla pelle di personaggi improbabili, né d’innamorarmi del nulla di qualche chimera che esisteva soltanto nella mia mente, per dare un nome diverso all’abbandono.

Qualche giorno fa, in una mattina bianchissima di neve e di nebbia, ho incontrato nel freddo una ragazza e sua madre, con un cucciolo di labrador. Erano anche loro di neve. La ragazza mi ha detto che quando è arrivata la cucciola, il suo primo cane, ha rimproverato alla mamma di non averne mai voluto uno prima. Per tutto quello che si è persa finora. E sua mamma ha pianto, per ciò che le aveva tolto. E per ciò che aveva negato anche a se stessa. Ma nonostante la nostalgia della gioia non avuta, forse è meglio così: di solito quando aspetti qualcosa una vita la gioia è al quadrato quando arriva e riesci ad apprezzarne davvero il valore, ogni giorno, ogni singolo secondo.

Lei è una ragazza che ama le lingue, viaggiare, incontrare l’altro. Per occhi che non si accontentano il cane è il più grande maestro, quello che ti fa dimenticare la solitudine per sempre. Solo però se lo segui umilmente nel suo mondo, nella pioggia, nella neve, nella nebbia e nel fango. Solo se lo spii, lo ascolti e lo ausculti e prendi appunti, come un pioniere dell’amore. Quello con la “a” minuscola, quello ignorante, quello che striscia a tentoni nell’erba e non ha niente di umano. Quello senza parole né bugie, alibi e costruzioni.

Come potrà mai amare l’umano / della luce impazzita delle sere / esplosa, generosa, bimba d’eterno, / nuda, feroce, dimentica d’inverno, / illudere di senso, stremare d’ardore, / colmando di pienezza la visione / sconfitta dal languore della bellezza” lo scrivevo senza punto interrogativo in quel misto di estasi e strazio che viene dal bacio della luce in piena, nell’esplosione di primavera di qualche anno fa, prima di Titti che ha portato la risposta: Come un cane.