I

Dicono che vivo male, che non sono pratica, non so trattenere.

Dicono Il danaro non fa felicità. È vero. Per questo mi affretto a liberarmene quando per caso mi raggiunge, e trasformo la merda del soldo nell’oro della gioia che mi danno le cose che ci posso comprare. Ho una lunga lista di voci che di volta in volta depenno: strumenti per creare il bello.

Ho già la mia riserva d’oro nel forziere di piccoli quadrati di luce come botole aperte a un ricordo di azzurro. Come le mie mani bucate dalle lance affilate della pioggia nell’estasi di corse disperate che non so trattenere.

 

 

II

Dopo giorni di pioggia e uno di neve, l’inverno si avvia a grandi passi alla sua fine. Beffardo e insolente si riaffaccia il Sole, riprende possesso degli angoli concessi nella parte di legno della casa: traccia un quadrato per ciascuno dei piccoli rabdomanti della luce col tartufo per bastone. Precisi raggiungono la loro postazione.

Loro sono maestri dei piccoli piaceri, senza covare per giorni i desideri. Non perdono occasione di godere dell’abbraccio gratuito del Sole. Ma non si chiedono mai nella neve dove sia finito il tepore. Volere è il possibile.