Titti dorme su uno dei due cuscini fru fru a forma di cuore che da bambina mi regalò la mia terza nonna Irma.
Un cuscino che diciotto traslochi, e gli odi, e i mille lavaggi di acqua e di sale e la polvere degli anni non hanno potuto scalfire.
Come il ricordo di lei, come il bambino dentro che abbraccia il cane. C’è solo qualche filo sperso che ha tirato il tempo e che non tocco.

Irma

Irma era la terza nonna honoris causa
nessuno lo sapeva ma lei era regina
della strada che abitavo da bambina;

con la vita fina e i fianchi danzanti
le gambe di giunchi e i gigli dei denti
e camelie di capelli cotonati con cura
attorno al capo come una corona,

Irma non perdeva un solo colpo
a bordo dalla bianca Cinquecento
quando in tacchi alti e completo elegante
lo smalto sulle unghie e il parasole sgargiante
partiva dritta e fiera verso il mare;

Irma che fingeva d’infornare
la mitica ciambella “superiore”
che dal pasticcere invece comprava
per noi bambini nel fine settimana;

Irma che diceva di parlare con i fiori
di non lasciarli mai nel silenzio da soli,
lei che riesumava ciclamini e vi spuntava
nel mezzo sorridente al davanzale
sporgendosi per invitarci a salire;

Irma che senza una ragione
un giorno mi ha donato il sole
giallo del mio piccolo tenore

Cippi il canarino che sapeva
scrosciare con la voce come un fiume
perdersi in onde e vortici nel mare

del suo assolo che sembrava risalire
infinito per sfumare quando il sole
tramontava con il capo sotto l’ala;

Irma che mi ha lasciata sola
quando ero già tanto lontana
da questa mia città così sorda o burlona.

Irma

Irma era mi tercera abuela honoris causa
nadie lo sabía, pero ella era la reina
de la calle en que vivía cuando niña;

con su cintura fina y sus caderas danzando
sus piernas de juncos y los lirios de sus dientes
y las camelias de sus cabellos peinados con cuidado
alrededor de su cabeza como una corona,

Irma nunca frenaba
a bordo de su blanco Cinquecento
cuando en tacos altos y traje de chaqueta
las uñas esmaltadas y el parasol chillón,
viajaba orgullosa y erguida hacia el mar;

Irma que fingía hornear
la legendaria rosca “superior”
que compraba en secreto al pastelero
para nosotros, los niños, cada fin de semana;

Irma que decía que hay que hablar con las flores,
nunca dejarlas solas en el silencio,
Irma que exhumaba ciclaminos y aparecía
en medio de ellos sonriente en el alféizar
apoyándose para invitarnos a subir;

Irma que sin una razón
un día me regaló el sol
amarillo de mi pequeño tenor

Cippi el canario que sabía
rugir con su voz como un río
perderse entre los remolinos y las olas del mar

de su solo que parecía subir
infinito para desvanecerse cuando el sol
se ponía con la cabeza bajo el ala;

Irma que un día me dejó sola
cuando estaba tan lejos
de mi ciudad tan sorda o burlona.

da Alfabeto dell’invisibile, 2015

Versione spagnola pubblicata su Vallejo & Co.