L’omicidio di Pamela Mastopietro, uccisa con due coltellate da Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima ha fatto parlare molto più di quello di Jessica Valentina Faoro, uccisa con dieci coltellate dal tranviere Alessandro Garlaschi per un rifiuto. Dieci coltellate. Pensa che rabbia aveva in corpo. Aveva anche provato a farla a pezzi e metterla in una borsa, solo che, essendo da solo, non ci era riuscito. Le aveva “solo” spezzato le gambe. Si sa che i criminali in branco sono più forti.

Non è che il destino di Pamela interessasse ai giornalisti più di quello di Jessica, ma era strumentalizzabile per alimentare nei pecoroni la paura dell’Uomo Nero, in vista delle elezioni. Un vero colpo di culo per la stampa spazzina. Infatti ora della verità non importa più un cazzo a nessuno e i riflettori sulla vicenda si sono già spenti.

Non per niente gli assassini di Pamela Mastopietro sono “i nigeriani” (tutti), mentre l’assassino di Jessica Faoro è un assassino e basta. Non un bianchissimo “italiano” (come tutti).

Bianchissimo era anche il tizio mite, coi sandali da francescano, il volto buono e la passione per i fiori (sottolinea il giornalista, bianco, solidale), che ha approfittato di una ragazza in stato confusionale – che avrebbe potuto essere sua figlia – per quattro soldi su un vecchio materasso, nel garage dell’amata sorella. Di lui si è parlato pochissimo. Gli altri maschi bianchi italiani non si sono indignati e non hanno invocato sodomizzazioni, supplizi e castrazione. Silenzio.

Eh, già, perché lui in fondo è uno di noi, magari per qualcuno è pure tutti noi. L’omo è omo. Che altro avrebbe potuto fare, poverino, di fronte alla ghiotta occasione di un angelo biondo caduto sulla sua strada?

Eppure sono quelli come lui che mi farebbero più paura se avessi una figlia. Perché se dagli spacciatori puoi cercare di tenerla lontana, i molluschi bianchi e rispettabili senza coscienza sono molti di più e sono tra noi. Integrati, tollerati e tacitamente giustificati, protetti da una coltre d’ombra e di silenzio.