Ti siano pudiche le stelle

 

rose da pupille rifugiate e arrese

all’esistere distante di speranze,

 

perché non abbia nome questa notte

di volti e vele rotte, strade in anni

 

luce di sentenze, sia invincibile,

già stata – accesa – poi – precipitata

 

al passo del tempo inavvenuto,

alba primordiale è buio

 

l’utero di quel che non ritorna.

 

Alfabeto dell’invisibile, 2015