Luna cattiva

 

La luna deve essere stanca di stare nelle poesie –

sempre preda delle dita di tardivi caprifogli,

sempre filtrata nel lago dalle stecche della banchina,

sempre a inargentare le code guizzanti delle carpe koi.

Sempre un piatto di portata o uno specchio,

sempre un’unghia tagliata, un sorriso.

 

La luna deve avere la nausea di stare nelle poesie.

Sempre il perno luminoso nell’angolo del quadro,

sempre a guardare nelle finestre delle case borghesi.

Sempre spinta sopra un ponte a Parigi o Venezia,

sempre un bulbo oculare o un simbolo,

sempre una donna radiosa, una ciotola.

 

È anche il parabrezza frantumato della scena del crimine

con le sue macchie di sangue. È appesa sull’allevamento di maiali,

a strisciare di bianco la guancia del silo

e a pendere in lame sulle pareti del camion.

È in ogni lattina ammaccata nella discarica,

a far cambiare inclinazione a un branco di pesce sporco.

 

Mai il teschio sepolto

mai il tappo gommato nel lavandino del drogato.

Mai il gatto bianco sotto la ruota del camion,

mai la medusa spiaggiata e puzzolente.

Mai i calcoli biliari o il dente estratto, ovviamente.

Nessuno vuole leggere poesie sull’argomento.

 

Claire Askew

Traduzione di Chiara De Luca