La società letteraria, si sa, è misogina e fallocentrica. Quando ho inizato a pubblicare qualcuna delle mie foto di nudo mi aspettavo gli insulti feroci, scontati e scomposti dei maschi italioti intellettualoidi castrati dai libri non vissuti e terrorizzati dai corpi di donna non incellophanati, e delle femmine lobotomizzate dalla misantropia indotta dal patriarcato, che poi magari si offrono su fb all’adorazione digitale dei fallowhere, con la bocca a culo di gallina, il tacco a spillo e il reggiseno di pizzo. Ma solo per comodità e praticità, ça va sans dire. Il peggiore però fu quello che mi disse: ma che senso hanno queste foto? Tu sei sempre stata soltanto segno. Infatti è così che sono stata considerata per anni: segno, cifra, funzione dell’ambizione altrui. In alternativa merce di scambio o carne da macello. Tutto quello che di volta in volta serviva.

Spiacente di deludere. Lo so. Una donna deve fare una scelta: o corpo, o cervello. La mente maschile è dicotomica e semplice: o sei troia, o sei sposa. E il paio di parametri di giudizio e schematizzazione di comodo, a prescindere dai libri e i titoli collezionati, sono sempre quelli: della clava e della pietra. Ovviamente non è mia intenzione generalizzare. Non parlo di tutti gli uomini, ma di tutti quelli che ho incontrato nella mia vita.

La mente della maggior parte delle donne italiote non è tanto diversa da quella dei suddetti cavernicoli, perché è stata modellata per secoli dagli uomini sulla loro personale percezione semplificata e binaria del femminile. Di solito le donne si vedono e vedono le altre donne con lo sguardo del maschio e non ne sanno né vogliono uscire. Ma pubblicano link agguerriti contro la violenza sulle donne, utili solo a mascherare la propria inerzia e connivenza. L’emancipazione femminile è una minchiata colossale. Se ti vuoi integrare, o ti scopi qualcuno, o hai potere perché sei serva di quello maschile. Altrimenti ti cuciono addosso le loro storie, per infilarti nella categoria che hanno stabilito per te. La differenza non è contemplata. In ogni caso devi servire: femme fatale, o femme fragile. Non ne uscire.