Accomodati qui su questa sedia
col tuo corpo grande che non pesa
gira la melassa del tempo che non passa
nella tazza sbeccata dell’attesa
lascia che rufoli questo sguardo stanco
nelle cave dei tuoi occhi senza fondo
sulla collina calva del tuo cranio
dove non nasce mai la primavera
col disamore esangue tra le braccia
quasi che dallo strazio della stretta
mancata potesse nascere una nota.
Accomodati, vuoto, riempi fino all’orlo
di lucida demenza questa stanza.

dalla mia nuova raccolta, ancora senza titolo