Il trasloco non fu indolore, nessun trasloco lo è. Non tanto per le cose da fare, che al momento del diciottesimo trasloco non sono più una novità e una sorpresa, quando piuttosto per tutte le cose che riaffiorano mentre ti prepari a partire e a lasciare la tua vecchia casa. È su quella soglia tra il vecchio e il nuovo che tutti i ricordi dei momenti, belli e brutti, trascorsi in quella casa, con quella casa, ti assalgono. Se i momenti brutti sono stati tanti, e se sono recenti, proverai forse sollievo al pensiero di lasciarla. Se invece sono i ricordi belli a prevalere, e se sono freschi, sentirai un moto d’incertezza, anche se senti che devi andare o sei costretto a farlo. 

In ogni caso, il sentimento che prevale durante i preparativi di un trasloco è la malinconia di una fase che si chiude, unita all’inquietudine per l’incognita di quello che ti aspetta, condita da sprazzi di entusiasmo scellerato e buchi neri di profonda e improvvisa prostrazione. 

Il rapporto che instauri con una casa è molto simile a una relazione: di una casa ti devi innamorare. Poi, giorno dopo giorno, impari a conoscerla e ad amarla, ad apprezzare i suoi pregi e a chiudere un occhio sui suoi difetti, finché non la abiti ad occhi chiusi e impari ad ascoltarla, a capire quando ha bisogno di aria e di luce o di una bella pulita, quando ha voglia di indossare un abito di tende nuove, quando è ora di donarle il gioiello di un mobile su misura di cui fregiarsi, di rinnovare la disposizione dei suoi monili: foto, quadri, soprammobili, e nel nostro caso candele, carillon, acchiappasogni e scaccia spiriti.

Ogni casa ha un suo passo e un suo respiro, un suo ritmo e un suo silenzio, fatto delle voci di tutti i suoi precedenti abitanti.

Ognuna ha un suo sguardo di luce che ti avvolge in un modo tutto suo peculiare. Ognuna ti lascia qualcosa di sé, che non potrai mai restituirle, mentre tu le lasci qualcosa di te che non riavrai mai indietro.

Passare da una casa all’altra è come chiudere un rapporto fatto di reciprocità e consuetudine nell’intimità del quotidiano, per avviarne uno nuovo, tutto da costruire dalla reciproca estraneità. Per questo sei combattuto tra entusiasmo e paura, tra esitazione e attesa.

Mentre prepari gli scatoloni, ti capitano sotto gli occhi e tra le mani anche tutte le cose che di solito tieni nascoste, i ricordi che non vuoi buttare, ma che di solito preferisci ignorare, i momenti di bellezza lancinante e quelli di disperazione devastante. 

Durante la preparazione di un trasloco, il tempo trascorso, che ti sembrava essersi svolto di corsa come un film accelerato, si sbobina al rallentatore e tu te ne resti imbambolato davanti ai reperti che riaffiorano dal passato, sorpreso come uno spettatore davanti a un film che ricordava più breve, un film di cui credeva di sapere tutte le battute, per poi scoprire di averne dimenticate la maggior parte, la più importante.

Sai che dovresti darti una mossa, accelerare, buttare tutto dentro una scatola di quelle da riaprire con calma, invece continui a indugiare, a crogiolarti nella saudade, compiacendoti di quella poetica tristezza lieve e diffusa.

Diciamo sempre che il tempo corre, ma in fondo è solo la percezione che ne abbiamo. Se isoliamo segmenti e scene della nostra vita, ci rendiamo conto che ogni giorno è una scena che impieghiamo molto a tempo a ripercorrere, se vogliamo assaporarne a fondo il ricordo in tutte le sue sfumature e sfaccettature, se vogliamo tenere a mente le battute memorabili e gli insegnamenti cruciali, se vogliamo trattenerne il senso. 

Durante la preparazione di un trasloco, sei combattuto tra la necessità di fare più in fretta possibile le mille cose che devi e il desiderio di gustarti con calma, fino in fondo, ogni fotogramma che eri stato costretto ad accantonare, per andare avanti, sempre avanti, a volte senza neanche sapere verso cosa stai correndo. 

Perché sei tu che corri, non il tempo, che a un certo punto ti chiede di fermarti, di unire tra loro i punti del percorso di vita che hai alle spalle.