[…]

Ti tocco i cuscinetti delle zampe posteriori con la punta dei polpastrelli, perché tu non te ne accorga mentre dormi. Non ti piace che li maneggi, ma io li adoro e ogni volta mi commuovo. Li sfioro di nascosto e penso a tutte le nostre strade, a tutti i chilometri che hai percorso al mio fianco, a volte arrancando, quando la fretta ci stringeva nella sera, senza mai mollare, né lamentarti. Sei così piccola accanto a noi giganti, che hai scordato come si cammina.

I movimenti involontari ti fanno vibrare le zampe anteriori mentre dormi, in un trotto regolare, che poi si trasforma in un canter e coinvolge tutte le zampe. Chissà se stai sognando di correre sulla sabbia fina e bianca del terrapieno accanto al mare. Ci torneremo nell’estate che viene. 

Ti appoggio il palmo aperto sulla pancia e lascio che il respiro lo sollevi. Ti appoggio l’orecchio sul petto e resto. Ascolto il tuo respiro calmo dopo la corsa, le pulsazioni regolari. Non c’è musica più alta e più sublime di quella di un cuore. Ti sfioro le valve delle palpebre, che custodiscono nel sonno le perle d’ambra dei tuoi occhi. Osservo le sottili striature bianche che ti hanno screziato col tempo il nero d’inchiostro delle ciglia, il tartufo seminascosto nel tuo odore che ti dà conforto. 

Ti appoggio un orecchio sulla pancia e sento il mare delle tue viscere come un antro dove risuona il silenzio della natura, la sua assente presenza.

Mi chiedo se ti ho meritata e se sarò mai in grado di ricambiare il dono della tua esistenza e tutta la luce di cui ha illuminato la mia. Mi chiedo se saprò ricambiarti la grazia di avermi restituito un destinatario. Mi chiedo se saprò ricambiarti la vita.

[…]