Quando la vita ha fatto di te un solitario senza rimpianto, sei un vaso di cristallo tra orci di ferro che viaggiano in mucchio. Puoi permetterti di stare tra gli umani ammucchiati solo da spettatore silenzioso e distante, pronto a fuggire prima che possano individuare il diverso, e comincino a colpire lungo quelle incrinature che nessun tempo può sedimentare. Il solo piacere che ricavi dalla compagnia del branco umano è il fatto che puoi interromperla quando ti pare, è il silenzio che ritrovi nella tua tana, raddoppiato dal sollievo che il rumore sia cessato e tu sia sopravvissuto un’altra volta. La contiguità con il branco umano serve solo a rinnovare ogni volta la scelta, a fugare la nostalgia per ciò che nel mucchio non hai mai trovato. Finché non arriva il momento di tornare nel tuo silenzio.

La massa è sempre stata violenta e armata contro il diverso, che rischia di destabilizzarne gli equilibri. La massa virtuale è in questo ancora più brutale e spietata, perché in rete l’altro non è più nemmeno una cosa di carne. Quando un fabbricante di streghe ha additato in te il capro espiatorio del branco, sei solo un avatar, un bersaglio inerte.