“Il solitario è sempre un disturbo, per il semplice fatto che esiste, e che non è come la maggioranza. Il branco ha il terrore del silenzio, teme che contenga un giudizio. Gli imbrancati hanno paura del pudore e della riservatezza, perché sono convinti che nascondano chissà quale recondito segreto, chissà quale subdola e strisciante minaccia alla spaventosa quiete del loro cameratismo. Il fatto di non sapere nulla del solitario li spaventa, perché non hanno elementi per inquadrarlo in una categoria e agire di conseguenza. Così continuano a rigirare tra le mani i loro schemi relazionali preconfezionati. Come amuleti, cui chiedono di salvarli dal rischio di dover partorire una visione indipendente dell’esistente. Se non riescono a trovare in archivio un copione da seguire, perdono le staffe. Perciò di solito insultano e dileggiano compulsivamente chi non beve e non fuma, chi non mangia carne, chi non sparpaglia le viscere ai quattro venti e non maledice gli assenti. Molti diventano anche violenti, si scagliano con rabbia contro il j’accuse vivente del “diverso”. Difficilmente vedrai un solitario fare altrettanto. A lui basta l’immenso godimento di essere com’è.

Gli esseri umani hanno sempre preferito il vizio a qualsiasi forma di virtù, perché è di gran lunga più facile da emulare. Osservandoli sotto copertura nel corso degli anni, mi sono fatta l’idea che tutta questa grottesca socialità coatta e brulicante, tutta questa noiosa e ronzante gastronomia del piacere triviale nasconda in fondo soltanto un vuoto abissale. Mi sono fatta l’idea che la roboante celebrazione dell’edonismo a tutti i costi sia solo una compensazione illusoria dell’incapacità di godere come ricci dei piaceri offerti dalla semplicità della vita e dalla complessità dei rapporti assoluti ed esclusivi. Altrimenti i divertiti e i divertenti non si avventerebbero sempre con tanta virulenza contro chi rinuncia sorridendo a una qualunque delle cose che fanno tutti. Compreso gridare come loro. Per chi abita un silenzio millenario, fuggendo ogni conflitto come una tagliola, ogni grido becero è un rintocco di campana a morto, ogni lite volgare un rullio di tamburi nel ventre.”