Chiuso per ferie

  • Festy?
  • Eccolo!!
  • Tu quoque, Festy?
  • Che c’è?
  • Eccolo. Ma ti pare? Sembri un volgare bipede in giacca e cravatta che smanetta su fb il venerdì all’Ikea, per poi puntare lo smartphone con gesto ampio, congelando il mondo in un fotogramma inabitabile.
  • Dimmi!? [Ultrawide white smile]
  • Fanculo, Festy.
  • Non va bene?
  • No, così sembri il fighetto in coda al supermarket prima dell’aperitivo, mentre la cassiera lo maledice e la donna alle sue spalle sviene sotto la sua l’ascella, scoperchiata a tradimento nell’offrire lo smartphone al cielo.
  • Ah, ah, scherzavo, rifacciamo?

 

  • Festy?
  • Eh?
  • Certo che quando ero uno zombie ti somigliavo di più
  • Ti preferisco trenta kg dopo, Testina.
  • Anch’io mi preferisco, Festy.
  • Bene, siamo già in due.
  • Tre con mia madre.
  • Una folla.
  • Come me. Per il resto non è cambiato molto.
  • Cioè?
  • Piovono sputi, merda e silenzio. Sempre & comunque.
  • Copiosamente. Ma Nel mezzo del cammin dovresti averci fatto il callo, o almeno l’ombrello, Testina.
  • Dici per parare gli scrosci di sputi, i piovaschi di merda e i calci in culo a catinelle? Ci vorrebbero tutti gli ombrelloni della riviera di Rimini!
  • Ma no, per inviare a San Fanculo nuvole e cirri e cirrostrati, Testina.
  • Cirri & cirrostrati? Come sei cacofonico!
  • Esigenze onomatopeiche.
  • Cioè?
  • Dà l’idea del rrrrronzio no?
  • Vero. Minchia, però, Festy, siam solo nel mezzo? E quanti mari di merda un piccione dovrà attraversar per giungere a farsi una doccia?
  • Minchia?
  • Sì, ai Visitors non sconfinferava che scrivessi cazzo.
  • Fortuna c’è la Treccani Sinonimi & Contrari.
  • Già. Comunque la mia non è una passeggiata al Poggetto.
  • E cos’è?
  • Una corsa. Mica sono quel prezzolato di Dante io.
  • Ne convengo che l’Alighieri fosse un simpatico cagacazzo moralista, nondimeno bene disse: Non ti curar di lor ma corri / suda come un porco / e fai ciao con la manina…
  • E non pigliare bottigliette dagli sconosciuti lungo il percorso.
  • Il calice è amaro.
  • Curaro d.o.c.g.
  • Limpido, brillante, di colore granato. Profumo intenso, persistente, ampio ed etereo. Si riconoscono sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita. Questo vino bene si abbina con piatti molto strutturati quali le carni rosse, la selvaggina da penna e da pelo, eventualmente accompagnate da funghi e tartufi. Trova anche abbinamento ottimale con piatti della cucina internazionale a base di carni o con salse. In tavola si può abbinare anche con formaggi: tome stagionate, pecorino toscano, formaggi strutturati. Inoltre, per le sue caratteristiche, è ottimo anche come vino da meditazione.
  • Resti sempre il mio sommelier preferito Testy. Però non barare.
  • Cioè?
  • Tu sei astemia.
  • E allora?
  • Il riferimento intertestuale non può essere farina del tuo sacco. Dovresti sempre citare le fonti.
  • Non me la ricordo, Festy. Ho scopiazzato in rete.
  • Metodologia critica universalmente applicata, eh eh.
  • Già! Comunque più che il callo contro il Diluvio Universale mi son fatta l’alluce valgo a furia di correre, Festy. Va bene lo stesso?
  • Certo, Testina, se è un buon pretesto per sopravvivere va bene pure la dog dance. Ma…
  • Ma?
  • Mi stavi forse tacciando di zombismo conclamato?
  • Io?
  • Sì, due pagine fa. È ora di stringere. I Visitors hanno già la bava alla bocca perché hanno perso il filo prima ancora che riusciamo a partorire qualcosa di sensato.
  • Colpa tua che mi svii.
  • Eppure ho fatto scorta di maieutica d.o.c alla coop.
  • Già meglio di quella cinese dei Visitors.
  • Robaccia d’importazione.
  • Mi sa che gli è andata un po’ a male durante il trasporto.
  • Hanno spezzato la catena del freddo…
  • Dici? Non mi pare.
  • Non c’è nulla di più caldo del freddo Testina. Quello nel loro cuore è gelo, è ben diverso.
  • Spe’ spe’, ne ho ritrovato il capo!
  • Del gelo?
  • Del filo!
  • Quale filo?
  • Quello del delirio!
  • E quindi?
  • Dicevo che io ero uno zombie. Tu eri già morto anche a quei tempi, e dunque più vivo e più vero di chiunque altro.
  • Però ti ricordi come eravamo buffi, Testina?
  • Caspita, ai livelli di zio Willy e Tom Waits in T’Ain’t No Sin!
  • Ehi, ehi, non ti allargare.
  • Ok, come Wile Coyote e Bip Bip!
  • Vengo anch’io!
  • No, tu no!
  • Vieni tu?
  • Vaffanculo!
  • Come si sta di là?
  • Ma che te lo dico a fa’?
  • Il mondo ti ammala anche di là?
  • È più incomprensibile che qua!
  • Butta la treccia che ci si dà!
  • Sella Falcor e via si va!
  • Che balletto ragazzi!
  • Da quando siamo andati a convivere è molto meglio.
  • Già, stanze separate però.
  • Rigorosamente.
  • Ti confesso però che talvolta ho nostalgia, Testina…
  • Di cosa?
  • Dei miei morti passati e di quelli futuri. E poi delle praterie del cielo, piene di animali che brucano vento nelle nuvole, dei corpi assenti che sono tanto più presenti e caldi e avvolgenti, del respiro che non mancava mai, dei gatti di Charles dappertutto. Di Franz e di Rainer, di Thomas, Émile ed Elias, di Leo e Pier Paolo, di Anton, Fëdor e Nikolaj, di Cesare, Tolmino, Marione… Talvolta perfino di quella merda di Nando.
  • E che minchia ci fa Céline lassù? Non c’è giustizia manco là?
  • Quel paraculo ha intortato pure San Pietro!
  • Gli ha fottuto le chiavi?
  • Ovvio. E ne ha fatto una copia per Gabriele.
  • L’Arcangelo?
  • Macché. Quello mica ha bisogno delle chiavi. Arriva a sorpresa.
  • Merda. E non è che arriva pure qui? E chi lo mantiene il piccolo poi?
  • Basta che non rispondi al citofono!
  • Ok. Ma allora quale Gabriele?
  • D’Annunzio! Un mazzo l’han fatto anche ad Arthur.
  • Poraccio, un altro?
  • Ah ah ah, ma no! Un mazzo di chiavi intendevo!
  • Mi pare giusto! Lui una stagione abbondante all’inferno se l’era già scontata.
  • Come Jim Morrison.
  • A suo dire solo una fetta. Ma cosa ti manca dei tuoi?
  • Il Bene.
  • Carmelone?
  • Anche. Da noi non c’è invidia, né competizione, né odio, né rancore. Perché non c’è più denaro, né fama, né potere. Tutto è amore.
  • Festy?
  • Eh?
  • Non scordare la maiuscola.
  • Mica parlavo dell’Amore passe-partout dei poeti…
  • E di quale?
  • Dell’unica cosa di cui necessita il punto più minuscolo e affamato di noi.
  • Lo so, ricordo quando ti venni a bussare…
  • Mi pigliò un coccolone. Ti espulsi a calci in culo.
  • E su quello planai sulla terra. Con un pizzico d’iniziale disappunto.
  • Perché?
  • Perché purtroppo feci in tempo a vedere.
  • Cosa?
  • Soprattutto la Luce. Era Divina.
  • E come ti aspettavi che fosse da noi la luce, Testina?
  • Già. A volte mi manca negli occhi della gente. Ne è rimasta solo dentro, e un po’ sotto le unghie.
  • Testina, abbiamo un’eternità davanti per godere di quella luce. Invece quando la Terra l’hai lasciata sono cazzi, puoi tornarci solo nella trama d’improbabili film di fantascienza.
  • Lo sai che diranno che questa frase è grammaticamente iniqua, Festy?
  • Certo, Testina, anche epistemologicamente reprensibile. Del resto l’ho detta apposta. Tanto noi non ci saremo.
  • Come i nomadi?
  • Macché, come un consorzio di suonatori indipendenti.
  • Wuowow! E dove saremo?
  • Nella sala d’incisione dei sotterranei dell’Iperuranio.
  • Perché nei sotterranei?
  • Perché al piano di sopra tutta la settimana è prenotata dai festival di Poesia, Lambrusco & Popcorn; Porchetta, Poesia & San Daniele; Poesia, Fish & Chips; Magnum, Poesia & Kinder Bueno, e dai Convegni Accademici vertenti su Poesia e proiezione antonomastica dell’Universale mimetico, Poesia ed estrazione paradigmatica dell’antinomia del sentire sull’enalotto sintagmatico della percezione, e Sintomatologia crestomantica delle prefigurazioni di catabasi urbana lungo la linea lombarda, passando per la diramazione della A1 sul RA3 e fino allo svincolo per la A90 aka GRA
  • Geometria delle Relazioni Anafrastiche?
  • Macché: Grande Raccordo Anulare. Per tutto il resto c’è la Porrettana.
  • E nel week end?
  • Tutto occupato dai seminari di cino-batracomiomachia teorica.
  • E se il Cerbero di Hera ci rosicchia i fili della luce?
  • Impossibile. Nei sotterranei insonorizzati dell’Iper è tutto gratis.
  • Ma perché sono insonorizzati?
  • Così i buoni non ci sentono e non urtiamo la loro indubbia sensibilità, e noi kattivi non sentiamo loro e sprofondiamo in santa pace nell’abbandono. Comunque… tu non ci crederai, ma quella luce c’è anche sulla terra.
  • Davvero?
  • Sì, ma per trovarla devi giocare a campana su milioni di ombre, procedere cauta, perché  il campo è minato di buio, su cui si spalancano buchi neri che è difficile distinguere dal resto dell’invisibile. Nella maggior parte dei cuori dei bipedi è sempre notte, per questo il loro sguardo non riesce ad albeggiare. Nessuno di loro ringrazia ogni volta che apre gli occhi al mattino, nessuno si ascolta sorpreso il pulsare del cuore nel buio chiedendogli fermati cazzo non ti fermare, nessuno si abbraccia felice nel palmo delle mani il respiro, nessuno di loro si sorprende ogni giorno di essere vivo, né sa cosa si senta a scoprirsi sempre nascenti. Nessuno di loro vorrebbe abbracciare e sprimacciare la gente che passa per la strada e gridare a tutti sul muso: cazzo, ma perché non ti fermi mai coglione? Butta quella merda di smartphone e guardati attorno! Perché non capisci un cazzo che sia uno? Perché non mi ami? Nessuno di loro ha la tua stessa fame: di una foglia, di uno specchio d’acqua, di un fiore, di uno sguardo che ti veda, di una carezza, di un abbraccio. Per loro è normale che ci sia il mondo. Per loro è normale anche avere un corpo, e che quel corpo esista e in qualche modo ti risponda. A loro non pare di abitare una gran genialata, un capolavoro d’ingegneria della Lego, un miracolo di pongo duttile e malleabile, ma un vecchio abito liso comprato al mercato per scordarselo addosso. Loro i disegni e le croci e i giochi spaziali di ossa non se li fumano proprio, le forme che assume la creta dei muscoli in moto non li stanno nemmeno a guardare. Per loro è banale e scontato anche che al mondo ci siano altri esseri umani, le piante, l’acqua, la luce, gli animali, è scontato che esista il linguaggio, oltre ogni animale silenzio. Non ci fanno più caso, guardano solo i loro schermi di merda, e sono convinti che le vignette che vedono non siano esseri umani, ma sagome da scartavetrare a loro uso e consumo, da forgiare e disfare come gli pare. Non soffrono addosso ogni morte e ogni delitto, semmai s’indignano virtualmente, poi spengono il sistema, si mettono in tiro e vanno a farsi l’aperitivo tra la gente bella e buona e sensibile come loro. Non hanno mai visto nemmeno la Famiglia Addams, non ascoltano mai la sigla di Pollon dopo essersi fatti una pera di Goreczki o di Wagner. Non ascoltano Pap3ro, non leggono Trilussa, ma nemmeno A’ Livella, o Noventa. Non soffocano mai di gratitudine e sorpresa per l’esistenza degli altri. Pensano di poterli sapere al primo sguardo distratto che t’infliggono. Non ascoltano, non vedono un cazzo di niente. Mai. E la loro grande fortuna è che non se ne accorgono neanche! Sono convinti di essere nel giusto, e che i pazzi siamo noi. È gente che non è mai morta neanche una volta. Eppure ha l’arroganza di venirti a insegnare come si vive. Gente che pensa che amare sia rigurgitare inutili parole. Dai retta, spegni il ronzio! Finiscila d’illuderti di poter essere capita! Di mendicare approvazione da quelli che non ti potranno mai capire! Molla gli ormeggi, delira più forte, libera l’irrazionale! Cerca la luce! La vita!
  • Hai ragione Festy, ma…
  • Ma?
  • Come la riconosco quella luce?
  • Impossibile sbagliare. La luce, quella luce è solo negli occhi dei rarissimi bipedi in grado di amare qualcosa fuori da se stessi, è solo negli occhi dei sopravvissuti. Cercarla altrove è inutile e sfinente.
  • E chi sono i sopravvissuti?
  • Le persone che mi hanno cercato in sé e negli altri, guardandomi in faccia senza tremare. Dei bipedi “normali” non ti fidare, non potranno mai capire. Potranno soltanto sfotterti e ferirti, e nemmeno con intenzione, nemmeno per una qualche grandezza nel male, soltanto per il sonno che gli arreda il cuore.
  • E quindi?
  • Scrivere oggi è gridare nel deserto. Ma che cazzo di deserto è se pullula di gente peggio di una spiaggia ad agosto, dove sulla sabbia dei giorni torme di analfabeti emozionali avvolti nella crema abbronzante protezione 50 del loro Ego barattano il cuore al bar per un ghiacciolo, ghignando sempre e comunque, buttandoti l’anima in caciara, nella stanca e annoiata attesa che io arrivi, mentre io sono già stravaccato sul divano del loro intestino a fumarmi un bel Toscano?
  • Ma no, Festy! Una volta che ne troviamo uno figo tu te lo fumi così? E non dirmi che magari non scriveva nemmeno poesie?
  • Ma figurati, Testina, mica sono scemo! Dicevo il sigaro!
  • Ah ecco, mi pareva strano. Comunque Festy hai ragione su tutta la linea. Ma ora tornatene nella cartacea e sconfinata tristezza dei libri e lasciami delirare lucidamente nel mio splendido deserto, lasciami pestare in santa pace questa merda d’inutile linguaggio che abbiamo in dotazione al posto di una più loquace coda felice.
  • Brava, magari un bel giorno intercetti il rinfrescante vento di sconcerto del deserto di qualcun altro.
  • Libeccio ricco mi ci ficco.
  • Esatto!
  • Ah ah ah, sei il solito buffone, Festy. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi!