Si riapre la corolla del ricordo
ora che fermandomi riascolto
sono rovi a fondo nell’andare
ogni giorno dove non ci sono
incontri che svaniscano il mistero
sguardi che socchiudano il silenzio
tra petali di gelo che improvvisi
si serrano per chiudermi nel boccio
dei miei sorrisi idioti collaudati
a ingannare chi non sa vedere,
non è servito a niente sprofondare
oscure le radici tra le dune dell’amore,
polline incendiario che trascina il vento
schiude nuovamente la distanza e mi riporta

Aperta nel calice del palmo
prega la sera la mia storia,
mesci lentamente a chi l’ha scritta
a chi adesso la vuole cancellare
a una terra che la sappia germogliare,
non scordare
la triste geometria che piega il fuoco
degli sguardi che ci siamo sottraendo
il mio saper fare tutto di parole
per tacere

Nostalgia di treni e di stazioni
di chi si siede e senza domandare
inizia a raccontarti la sua storia,
di gradini sporchi e inumiditi
di neve calpestata e di rifiuti,
dell’orologio grande sul binario
incastonato al buio dentro al gelo
che pare neghi al tempo di passare,
della bimba slava appesa alla mia gonna
mentre usurpo e tremo il nome mamma,
di chi ti guarda dentro gli occhi e tiene
né ti chiede il nome nell’andare

È strano vedi come possa il vento
liberare il cielo e alleggerire in volo
le braccia degli alberi di nuovo genuflessi.
Prigioniera in casa manca ancora tanta luce
bevuta dal palazzo a pochi metri desertato,
mentre sul terrazzo i panni giocano coi fili
appesantiti danzano sgraziati e come ignari
del tempo segreto che battuto dal silenzio
da mesi nel quartiere non fa che replicare
la bellezza dura dei tuoi occhi nell’andare
la tragica saggezza che traveste le paure
le grida dei bambini in quel cortile
così pure

Forse capirai un poco il giorno
che scivolerai tra i banchi del mercato
quando in fretta tirano le tende all’ora
di chiusura. Quando varcherai in silenzio
il portone in legno austero di una chiesa
mentre il coro intona l’ultima preghiera
e il prete sta benedicendo già chi c’era
Quando ti ritroverai la sera a rimandare
l’ora dell’uscita in giro nel quartiere
per poter sentire sempre quel fragore
di saracinesche esplodere le strade
Quando attenderai ogni notte per dormire
che sia spenta in alto l’ultima finestra,
lo saprai anche tu il sentore del finire
spendere la vita senza tregua ad iniziare
perché alla sorgente l’acqua non ricorda
come in uno schianto termini la corsa.

È stata così piccola la pioggia
nel cadere, docile e precisa per spezzare
il flusso silenzioso e uguale della notte vedi
non torna l’asciuttezza calma del terreno
nei viali foglie marce che dissolveranno
grandi pozze dove come un sasso cade
lo sguardo che ha cessato di cercare
passa lentamente a guado il fango
cede e non ritorna.

Memory opens full-flared once again
now that I call a halt and listen once more
those are blackberries down at the going
each day where there are no meetings
to make mystery disappear
looks that half close the silence
between petals of frost that unexpectedly
close to enclose me in the bud
of my white smiles all guaranteed
to dupe anyone who cannot see,
there was no point at all in collapsing
the roots between the dunes of love are dark,
incendiary pollen borne off by the wind
half closes the distance afresh and carries me back

Open in the chalice of a palm
evening prays my story
slowly you pour out to her who wrote it
who now wishes to wipe it out
to the earth that can make it germinate
do not forget
the sad geometry that bends the fire
of the looks we steal from each other
my skill at making all from words
to keep quiet

Nostalgia for trains and stations
for people who sit down and without asking
start telling you their life story,
of soaking grubby steps
of trampled snow and trash,
the big clock over the platform
mounted in the dark in the frost
seeming to deny the passage of time,
for the Slavic child holding on to my skirt
while trembling I usurp the name Mum,
for the person who looks in your eyes and holds
but doesn’t ask what your name is when going

Look, it is strange how the wind can
free the skies and lighten in flight the wings
of trees genuflecting once again.
Locked up at home so much light still lacking
all drunk up by that deserted building
a few yards away while on the balcony
clothes play with lines weighed down dance clumsily
like people unaware of the secret time
that beaten by the silence of months
in this neighbourhood only replicates
the hard beauty of your eyes when leaving
the tragic wisdom that dresses up the fears
the screams of the children in that courtyard
so pure, just like that too

Maybe you’ll understand a bit the day
you slip between the benches at the market
when hastily at closing time they draw
the shades. When in silence you step through
the austere wooden door of a church
while the choir chants the final prayer
and the priest stands blessing those already there.
When one evening you find yourself putting off
the time to go out and about the neighbourhood
so that you can still hear the din
of shutters exploding the streets
When every night to fall asleep you wait
for the last window at the top to close,
you too will know the feeling when things end
spending your life without respite to begin
why the water in the pool does not recall
how the race always ends with a wrench.

It was so slight the rain
falling so precise and docile to break
the silent equal flow of night, you see
the dry calm of the ground does not return
in the streets rotting leaves will decompose
big puddles where like a pebble falls
the look that has ceased to seek
slowly fords the sludge and then
gives up and does not come back.

Da La corolla del ricordo, Kolibris, Bologna, 2009, 2010.