La corolla del ricordo, Kolibris 2009, 2010

Si riapre la corolla del ricordo

ora che fermandomi riascolto

sono rovi a fondo nell’andare

ogni giorno dove non ci sono

incontri che svaniscano il mistero

sguardi che socchiudano il silenzio

tra petali di gelo che improvvisi

si serrano per chiudermi nel boccio

dei miei sorrisi bianchi collaudati

a ingannare chi non sa vedere,

non è servito a niente sprofondare

oscure le radici tra le dune dell’amore,

polline incendiario che trascina il vento

schiude nuovamente la distanza e mi riporta

 

 

 

Aperta nel calice del palmo

prega la sera la mia storia,

mesci lentamente a chi l’ha scritta

a chi adesso la vuole cancellare

a una terra che la sappia germogliare,

non scordare

la triste geometria che piega il fuoco

degli sguardi che ci siamo sottraendo

il mio saper fare tutto di parole

per tacere

 

 

 

Nostalgia di treni e di stazioni

di chi si siede e senza domandare

inizia a raccontarti la sua storia,

di gradini sporchi e inumiditi

di neve calpestata e di rifiuti,

dell’orologio grande sul binario

incastonato al buio dentro al gelo

che pare neghi al tempo di passare,

della bimba slava appesa alla mia gonna

mentre usurpo e tremo il nome mamma,

di chi ti guarda dentro gli occhi e tiene

né ti chiede il nome nell’andare

 

 

 

È strano vedi come possa il vento

liberare il cielo e alleggerire in volo

le braccia degli alberi di nuovo genuflessi.

Prigioniera in casa manca ancora tanta luce

bevuta dal palazzo a pochi metri desertato,

mentre sul terrazzo i panni giocano coi fili

appesantiti danzano sgraziati e come ignari

del tempo segreto che battuto dal silenzio

da mesi nel quartiere non fa che replicare

la bellezza dura dei tuoi occhi nell’andare

la tragica saggezza che traveste le paure

le grida dei bambini in quel cortile

così pure

 

 

 

 

Forse capirai un poco il giorno

che scivolerai tra i banchi del mercato

quando in fretta tirano le tende all’ora

di chiusura. Quando varcherai in silenzio

il portone in legno austero di una chiesa

mentre il coro intona l’ultima preghiera

e il prete sta benedicendo già chi c’era

Quando ti ritroverai la sera a rimandare

l’ora dell’uscita in giro nel quartiere

per poter sentire sempre quel fragore

di saracinesche esplodere le strade

Quando attenderai ogni notte per dormire

che sia spenta in alto l’ultima finestra,

lo saprai anche tu il sentore del finire

spendere la vita senza tregua ad iniziare

perché alla sorgente l’acqua non ricorda

come in uno schianto termini la corsa.

 

 

 

È stata così piccola la pioggia

nel cadere, docile e precisa per spezzare

il flusso silenzioso e uguale della notte vedi

non torna l’asciuttezza calma del terreno

nei viali foglie marce che dissolveranno

grandi pozze dove come un sasso cade

lo sguardo che ha cessato di cercare

passa lentamente a guado il fango

cede e non ritorna.

Memory opens full-flared once again

now that I call a halt and listen once more

those are blackberries down at the going

each day where there are no meetings

to make mystery disappear

looks that half close the silence

between petals of frost that unexpectedly

close to enclose me in the bud

of my white smiles all guaranteed

to dupe anyone who cannot see,

there was no point at all in collapsing

the roots between the dunes of love are dark,

incendiary pollen borne off by the wind

half closes the distance afresh and carries me back

 

 

 

Open in the chalice of a palm

evening prays my story

slowly you pour out to her who wrote it

who now wishes to wipe it out

to the earth that can make it germinate

do not forget

the sad geometry that bends the fire

of the looks we steal from each other

my skill at making all from words

to keep quiet

 

 

 

Nostalgia for trains and stations

for people who sit down and without asking

start telling you their life story,

of soaking grubby steps

of trampled snow and trash,

the big clock over the platform

mounted in the dark in the frost

seeming to deny the passage of time,

for the Slavic child holding on to my skirt

while trembling I usurp the name Mum,

for the person who looks in your eyes and holds

but doesn’t ask what your name is when going

 

 

 

Look, it is strange how the wind can

free the skies and lighten in flight the wings

of trees genuflecting once again.

Locked up at home so much light still lacking

all drunk up by that deserted building

a few yards away while on the balcony

clothes play with lines weighed down dance clumsily

like people unaware of the secret time

that beaten by the silence of months

in this neighbourhood only replicates

the hard beauty of your eyes when leaving

the tragic wisdom that dresses up the fears

the screams of the children in that courtyard

so pure, just like that too

 

 

 

Maybe you’ll understand a bit the day

you slip between the benches at the market

when hastily at closing time they draw

the shades. When in silence you step through

the austere wooden door of a church

while the choir chants the final prayer

and the priest stands blessing those already there.

When one evening you find yourself putting off

the time to go out and about the neighbourhood

so that you can still hear the din

of shutters exploding the streets

When every night to fall asleep you wait

for the last window at the top to close,

you too will know the feeling when things end

spending your life without respite to begin

why the water in the pool does not recall

how the race always ends with a wrench.

 

 

 

It was so slight the rain

falling so precise and docile to break

the silent equal flow of night, you see

the dry calm of the ground does not return

in the streets rotting leaves will decompose

big puddles where like a pebble falls

the look that has ceased to seek

slowly fords the sludge and then

gives up and does not come back